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Mutignano* Le radici storiche di Pineto risalgono all’antico borgo di Mutignano che fino al 1929 si era sviluppato all’ombra e al servizio della vicina città di Atri.

L’origine del nome di Mutignano, secondo il Sorricchio, deriverebbe da Mutini Fanum cioè tempio del dio Priapo Silvestre.

Il toponimo ancora oggi denomina uno slargo del borgo, forse a riprova del duraturo onore tributato in questo luogo al dio degli orti e dell’agricoltura e della nativa vocazione di Mutignano all’attività agricola.

L’interpretazione sembra piuttosto fantasiosa perché basata sul richiamo di tradizioni mitiche. Mancano infatti a tal proposito, prove documentarie di riferimento.

Si può anche supporre la derivazione del nome di Mutignano o dall’unione dei due nomi di dei Mutini-Janus, in onore del predetto dio dell’agricoltura e di giano, dio bifronte, oppure da Mons-tignarius = Mon(te)tignario, cioè ricco di travi di legno da costruzione, utilissimo al sottostante cantiere del “porto di Cerrano”, come ossatura, fasciame o alberatura di navi.

L’etimo fa pensare anche ad un altro latinismo composto da mons, divenuto “mut” e da amnis, divenuto “agno”, corso d’acqua che scorre nei pressi del paese.

L’ipotesi suddetta è probabile in quanto, nel corso della nostra ricerca, ci risulta la presenza, nel territorio di due torrenti: il Calvano e il Foggette.

Altre ipotesi rimandano al medioevo e alle presenze longobarde hutte=capanna e latine amnis divenuto agno, oppure “huttung”=pastura, cioè “capanna/in mezzo a terreno da pascolo”.

A conferma, segni longobardi si possono notare anche sulla facciata anteriore della Chiesa di San Silvestro.

Questa ipotesi potrebbe essere presa in considerazione poiché un tempo l’Abruzzo, e quindi Mutignano era “feracissimo di pastorali industrie”.

Né va scartata l’ipotesi che fa derivare Mutignano da “Montediano” ossia Monte di Diana, dea della caccia, proprio come si legge nell’atto del battesimo di Viviana Saveria, figlia di Carlo Camillo e Barbara Mambelli, in data 3 dicembre 1689, redatto in latino da Don Giuseppe Toro.

Tutte le supposizioni sono accettabili in quanto prendono spunto dall’ambiente rurale e silvestre, ricco di serenità e di pace.

Per quanto riguarda gli abitanti invece, sulla scia delle polemiche sorte circa l’indoeuropeizzazione dell’Italia Meridionale, sembra che la popolazione di Mutignano sia di origine slava; infatti, secondo alcuni, e fondata da una colonia di Schiavoni, mentre secondo altri è ripopolata dagli stessi in tempi in cui molti luoghi del regno delle Due Sicilie scarseggiavano abitanti.

Di sicuro rimane il fatto che Mutignano ha una posizione strategica: domina dall’alto e a metà strada del percorso che da Atri porta al mare.

Proprio per questa ragione è più verosimile pensare che gli abitanti di Mutignano siano dello stesso ceppo degli atriani, ai quali sono restati intimamente legati nel comune generale interesse, specie nella difesa e custodia del porto di Cerrano.

Mutignano ha subito tutte le vicissitudini di Atri come parte integrante del territorio ed ha sopportato le dominazioni dei Goti e dei Longobardi e degli Acquaviva.

In base ai dati catastali del 1400, il Sorricchio ci informa che Mutignano: “era questo antico e grosso casale diviso in Mutignano Vecchio o Castellano e Mutignano Nuovo, quello verso la marina.

Il comune atriano vi nominava un mastro giurato e sei giurati per reggerlo suo nome, era aggregato per il catasto al quartiere S.Giovanni con un imponibile ragguardevole di 64 once, ossia di 404 ducati.

Vi era la chiesa di San Silvestro e quella di San Biagio, di San Pietro, di Santa Maria del Castellano e di Santa Maria a Valle nei pressi della marina (cat 1499).

Già nel 958 Mutignano si trova tra i borghi soggetti alla giurisdizione diocesana di Penne.

Nel 1140 l’abate di San Giovanni in Venere offre due soldati di Mutignano, all’epoca era popolata da circa 48 famiglie. Nel 1193, invece, per una nuova spedizione ne offre il doppio.

Il borgo è rimasto alle dipendenze della diocesi di Penne fino al 1° aprile 1251, data di diploma di erezione della parrocchia di Atri, con proprio territorio, e quindi passaggio di Mutignano sotto la nuova diocesi.

In questo periodo viene edificata la Chiesa di San Silvestro, in stile romanico tardivo, con ingresso sotto il campanile e ingentilito con la cuspide ottagonale.

Il complesso, nel corso dei secoli, ha subito trasformazioni e restauri, ma ancora oggi mostra la sua fatiscenza lungo il lato orientale.

Questa Chiesa, la più importante oggi del paese, possiede alcune pregevoli opere d’arte: interessante è il “Trittico in Legno” di Andrea de Litio nel cui settore centrale domina la figura maestosa di San Silvestro eseguito tra il 1450 e il 1460; un affresco di scuola senese del 1400 raffigurante la Madonna con il Bambino e i Santi protettori; una Croce astile, un Turibolo e una navicella d’argento del 1450, opere del cesellatore Nicola da Gardiagrele; un prezioso Crocifisso in marmo; una pittura su tela del 1600 riproducente la Madonna col Bambino; il Battistero del 1631; la statua lignea di Sant'Ilario martire, contenente le Reliquie del Patrono, pervenute in Mutignano il 26 settembre del 1683.

Si citano infine fra le Chiese: quella irrecuperabile, di Santa Maria della Consolazione, a forma di croce greca che , situata fuori dall’abitato, fungeva da camposanto, quella settecentesca di Sant'Antonio, in stile barocco.

Inoltre al posto ove oggi sorge una piccola cappella, edificata, secondo la tradizione da alcuni mariani Schiavoni, scampati ad una tempesta.

Si ritiene che il primitivo ceppo di Mutignano sia tutt’uno come già detto, con quello atriano, siculo e piceno, dominatori dell’uomo dell’età del ferro; inoltra per motivi commerciali e, in conseguenza delle attività del porto di Cerrano, sembra che sia stata possibile, nella zona, la permanenza di Illiri giunti dall’altra sponda dell’Adriatico intorno al secolo IX a.C.

Nel 1322 l’abate Benedetto S. Giovanni in venere fa registrare, tra i “Castelli” di tale Monastero, “Mitignano” in Penna, con l’aumento del feudo a 4 soldati ed 8 serventi, in ragione di un soldato ogni 24 fuochi (negli antichi censimenti, fuoco: singolo nucleo familiare), questo dimostra in modo chiaro, un ulteriore incremento della popolazione.

La denominazione “Mitignanum” riscontrata sui manoscritti dell’Antinori, rimette in discussione le varie ipotesi avanzate sul toponimo di Mutignano ed induce a formularne una nuova che ha il significato di terra mite, tale interpretazione è coerente con quanto scritto dal Barberini a proposito delle condizioni climatiche di Mutignano.

Il Sorricchio, inoltre riferisce ancora che Mutignano nel XVII secolo ha una propria rappresentanza ne Consiglio di Atri e assume, ogni giorno di più, maggiore importanza.

Questo borgo soprattutto nei secoli 18° e 19°, è tormentato da dolorose vicissitudini, infatti si ricordano: un terremoto nel 1703; le spoliazioni degli austriaci di Carlo III nel 1707 ed ancora mali contagiosi e terremoto nel funesto 1732; di nuovo carestia e fame nera che causano la morte di ben 366 abitanti dei quali qualcuno suicida per disperazione, negli anni 1816-17.

Anche se la data del 1631, incisa sul battistero, indica l’inizio di alcune attività specifiche, non va dimenticato che Mutignano è rimasto alle dirette dipendenze del Capitolo Cattedrale di Atri sino al 1809, data di erezione a Parrocchia autonoma.

Nello stesso periodo Mutignano, si distacca dall’Amministrazione comunale di Atri, ciò è causa di litigio per la divisione di beni comunali, litigio che si risolve dopo una lunga serie di ricorsi alla prefettura di Teramo, fino a quando a Mutignano vengono riconosciuti i propri diritti e, a questo punto, il modesto borgo cerca di sfruttare al meglio il territorio di sole “3600 tomolate” di terreno suddivise in: 3200 di terreno piano e coltivato; 200 di terreno incolto e 200 di terreno sterile e dirupato ma, nonostante ciò non riesce a dare lavoro all’intera classe agricola che deve rivolgersi al vicino contado di Atri.

Tra le colture si affermano maggiormante: la coltivazione del lino che i Mutignanesi lavorano con abilità, piantagioni di viti ed ulivi e, nei luoghi bassi e riparati dai venti, prosperano agrumi di ogni specie. Tra le piante spontanee frequente è quella del cappero (capperus spinosa).

Il Sig. Antonio Filiani allestisce a Mutignano, un importante allevamenti di filugelli (bachi da seta) motivo per cui pianta nei suoi vasti poderi della zona pianeggiante molte varietà di gelsi ottenuti per mezzo di sapienti innesti.

Nelle seconda metà dell’800 a Mutignano sono rappresentate quasi tutte le categorie di lavoratori e, su una popolazione di circa 1950 abitanti, troviamo: 193 proprietari; 663 agricoltori; 38 pastori; 3 medici; 1 ostetrico; 2 notai; 5 ufficiali civili; 3 commercianti; 8 sarti e quasi tutte le atre categorie di lavoratori, ciò dimostra che il piccolo paese ha una propria indipendenza ed è capace di sopperire autonomamente ai propri bisogni.

*Tratta dalla pubblicazione: Pineto una città verde sul mare degli autori V. De Laurentis, F. Mattucci, L. Ripari, ai quali è riconosciuta la proprietà intellettuale del testo.

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