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Roccavivi è la frazione più popolosa del comune di San Vincenzo Valle Roveto.

Il Patrono, San Silvestro, si festeggia il 31 dicembre

È situata sul versante destro della Valle Roveto a 470 metri slm.

È posta alle pendici del monte Pizzo Deta che segna il confine a sud tra la Regione Abruzzo ed il Lazio, lungo la catena dei monti Ernici.

Confina a sud con Balsorano, a nord con San Vincenzo Valle Roveto, ad est con la frazione di San Giovanni Valle Roveto e ad ovest con il territorio montano di Veroli.

Roccavivi appartiene geograficamente e culturalmente alla valle Roveto.

Per un breve periodo della sua storia fece però parte della contea di Sora.

In un lontano documento dell'archivio Caetani è riportato: " ... ecclesiarum Sancti Pauli et Sancti Stephani sitarum Roccae de Vivo in Valle Urbeti ".

Il nome del paese in alcune memorie storiche è Rocca de' Vivo, in altre è Rocca Vivorum. I primi accenni a Roccavivi risalgono al principio del secolo XII; il suo nome venne riportato nel famoso Catalogo dei Baroni.

Il paese contava all'epoca circa 250 abitanti.

Nel 1208 venne a far parte improvvisamente della Contea di Sora, concessa al fratello Riccardo, dei conti di Segni, da Papa Innocenzo III.

Alla contea sorana rimase annessa tuttavia solo per poco tempo. Onorio XI ordinò nel 1218 ad Adenolfo di Alvito e a Ruggero di Aquino di restituire a Riccardo la terra di Rocca Rivi Vivi, che essi avevano violentemente saccheggiato.

Appare da questo ordine pontificio che i due potenti signori la usurparono e la devastarono.

Ma già prima di questo anno, l'11 ottobre del 1215, l'imperatore Federico riconfermò a Riccardo tutti i diritti di cui egli godeva a Rocca de' Vivo dal tempo della nomina fatta in suo favore da Papa Innocenzo III.

Nel documento di Onorio III la denominazione consueta del paese presenterà un cambiamento: invece di Rocca de' Vivo o Rocca Vivorum fu denominata Rocca Rivi' Vivi'.

La modifica del nome non fu la prima.

Infatti, lo storico e archivista Erasmo Gattola riportò la donazione che Gentile, figlio del conte Balduino, fece nel 1089 al monastero benedettino di Luco dei Marsi delle chiese di San Nicola in Valle Sorana (Balsorano), di Santo Stefano in Rivo Vivo, di Santa Restituta, di Santa Maria in Morrei (Morrea) e di Santa Maria in Collelongo.

La donazione è contenuta nel prezioso Regesto pergamenaceo del benedettino Pietro Diacono.

Il documento riporta che Gentile, con i due nipoti Trasmondo e Berardo, e con la matrigna Altruda, abitanti di Vallesorana (la contemporanea Balsorano), concedeva, nel maggio del 1089, al monastero di Santa Maria di Luco, soggetto a Montecassino, tra le altre chiese, anche la chiesa di Santo Stefano, posta nel territorio denominato in questo caso Castro Rio Vivo.

Che Castro Rio Vivo o Rivo Vivo siano riferiti a Roccavivi è dimostrato dal fatto che col passare del tempo, quando nacquero contestazioni tra il monastero di Luco e le chiese della donazione del 1089, non si parlava più di Santo Stefano Rivo Vivi o di Castro Rio Vivo, ma di Santo Stefano in Rocca de' Vivo.

Il Castro Rio Vivo o la località Rivo Vivo non sono altro che Rocca Rivi' Vivi, divenuta più tardi Rocca de' Vivo, in seguito Rocca Vivorum, nome che si è trasformato linguisticamente in Roccavivi.

La denominazione di Santi Stephani in Rivo Vivo si trova anche nel diploma del 22 settembre 1137 di Lotario III, imperatore del Sacro Romano Impero.

Quando si trattò di restaurare Rocca de' Vivo distrutta durante il secolo XIII, gli abitanti del paese, assieme a quelli di San Paolo e di San Giovanni de Collibus, furono obbligati a ricostruire il borgo per disposizione imperiale. Questo ha fatto dedurre che attorno alla chiesa di San Paolo si trovava anche un piccolo villaggio.

Nel 1272, era di stanza nel passo di Rocca de' Vivo, come in altre località, per volere di Carlo I d'Angiò, un regio custode per l'esazione delle gabelle fuori del Regno.

Roccavivi, come Capistrello e qualche volta anche Civitella Roveto, Pescocanale e Canistro, fu scelto come un posto di controllo per coloro che dal Regno di Napoli passavano allo Stato della Chiesa.

La località era nota per questo motivo come il Vado di Rocca de' Vivi.

Prima della proclamazione del Regno d'Italia, con sede a Roma, i paesi della Valle Roveto che fungevano da posti di dogana ai confini dello Stato Pontificio erano ancora Canistro e Roccavivi.

Il paese fece parte della contea di Sora per un periodo limitato, si ritiene infatti che già nel secolo XIV appartenesse alla contea di Albe.

Alla fine del secolo XV, come tutti i paesi della Valle Roveto, ad eccezione di Balsorano e di Morrea (con i suoi casali di San Vincenzo, San Giovanni e Castronovo), anche Roccavivi divenne un feudo dei Colonna.

Negli ultimi secoli, prima del 1806, anno dell'eversione feudale, Roccavivi era una Università e godeva di una sua autonomia amministrativa.

Con l'avvento al Regno di Napoli di Giuseppe Bonaparte prima e di Gioacchino Murat dopo, Roccavivi fu aggregata assieme a Rendinara al comune centrale di Balsorano.

Il Decurionato, di cui facevano parte anche cittadini eletti di Roccavivi, si riunivano per le più importanti questioni a Balsorano.

Prima della unione al comune di Balsorano, gli amministratori del comune di Roccavivi si eleggevano "a cartelle" e venivano denominati massari, come in quasi tutti i paesi della Valle Roveto.

Dal 1816 ad oggi Roccavivi è la frazione più popolosa del Comune di San Vincenzo Valle Roveto: il Catasto fu terminato, dopo l'ordine del Re Carlo III, soltanto nel 1748.

Roccavivi fece registrare 255 abitanti ai tempi di Carlo V, 275 nel 1595, 150 nel 1648, 350 nel 1669, 353 nel 1779, 510 nel 1806, 797 nel 1838, 1157 nel 1931, 1277 nel 1951, infine 1215 nel 1961.

L'8 febbraio del 1616, una valanga colpì l'antico paese, costruito molto più in alto rispetto al paese contemporaneo.

A causa della catastrofe naturale morirono molti dei suoi abitanti.

Subito dopo il principe Filippo Colonna ordinò di ricostruire il paese in altro luogo, più vicino al fondo della valle e con nuovo criterio: Roccavivi è tagliata in due da una via centrale, intersecata trasversalmente da vicoli diritti, in leggero pendio.

Alcuni documenti permettono di stabilire la data della sciagura e conoscere con precisione alcuni dettagli della sciagura.

Nel Brogliardo Giovannelli, conservato presso l'archivio della curia vescovile di Sora, una bolla di nomina è riferita al nuovo parroco di Roccavivi, don Donato Canna, nominato il 6 agosto 1616 al posto di don Camillo Di Fede deceduto a causa della slavina.

Il vescovo Piccardi nella relazione della sua visita pastorale fatta nel 1663 conferma che il vecchio paese fu distrutto 47 anni prima.

In una lettera indirizzata dal contestabile Colonna al vescovo di Sora, Girolamo Giovannelli, il 20 dicembre 1621 vennero descritti alcuni particolari intorno alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Roccavivi.

Il duca 34 anni prima aveva stanziato 150 ducati per la fabbrica del nuovo edificio sacro e si era proposto di far affiggere una lapide nella chiesa a ricordo di quella elargizione.

Egli aveva impartito ordine al suo governatore che risiedeva a Civitella Roveto di amministrare il denaro che doveva essere versato dall'erario di Trasacco e aveva disposto che i massari di Roccavivi, addetti all'amministrazione del comune, s'impegnassero a provvedere per la manodopera e a portare a termine l'opera.

Altre notizie le fornisce nel 1763 l'abate don Ermenegildo De Paulis che in una relazione in vista della visita pastorale, definisce i fatti della valanga "vera e costante tradizione", aggiungendo altre note che si riferivano ad un "oscuro presagio della catastrofe".

In particolare la narrazione di una lite di confini sorta in quell'anno tra Roccavivi e Balsorano.

Per poter giungere alla conoscenza della verità e dirimere la questione il vescovo, Girolamo Giovannelli, aveva lanciato la scomunica contro tutti coloro che erano a conoscenza dei veri confini e si rifiutavano di dichiararli.

L'abate del tempo, Camillo Di Fede, durante la celebrazione delle messe festive aveva comunicato al popolo il provvedimento del vescovo, ma quell'annuncio era stato accolto con disprezzo.

L'abate ammonì la popolazione: "Sprevit et despectui habuit excommunicationis fulmen" ("Schernito e disprezzato il suo fulmine scomunica").

La mattina del 7 febbraio, vigilia della distruzione del paese, mentre l'abate celebrava la messa un "orribile maiale" entrò in chiesa e alla presenza dei fedeli prima lacerò il paliotto dell'altare, poi strinse con i denti la fune della campana e cominciò a farla suonare, quindi si dileguò lasciando la gente inorridita.

Un altro evento prospettò la prossima sciagura.

Un vecchio del luogo, Tommaso Liberatore, era stato avvertito in sogno dell'imminente rovina del paese, ma nessuno aveva prestato fede alle sue parole.

Egli però per salvarsi dal disastro si era rifugiato con i familiari in un altro luogo.

Nella notte seguente si scatenò un uragano con tuoni, pioggia e neve e il paese restò sepolto da una valanga d'acqua mista a fango precipitata dal monte.

Cadde anche la chiesa, di cui rimase in piedi solo la parete alla quale era addossato l'altare che custodiva l'Eucarestia.

Molte persone avevano trovato rifugio nella chiesa, ma dalle rovine furono estratti ottanta cadaveri.

In un angolo, protetta dalle travi, fu trovata viva solo una donna di nome Altesia che aveva affermato di essere rimasta incolume perché aveva invocato San Carlo Borromeo, patrono del vecchio paese.

L'abate don Camillo Di Fede fu trovato morto sotto le macerie della sua casa col breviario in mano.

L'abate don Ermenegildo De Paulis concluse la narrazione ricordando che ogni anno il 7 febbraio veniva celebrato un anniversario in suffragio delle vittime dell'immane catastrofe e ammoniva i fedeli ad aver paura della scomunica.

Dell'antico abitato di Roccavecchia rimase in piedi soltanto una parte dell'antico santuario della Madonna Delle Grazie (in origine dedicato anche a San Silvestro).

Essendo situata in una zona ad alto rischio sismico, il paese più volte è stato colpito da terremoti. Il terremoto del 13 gennaio 1915causò il crollo di numerose abitazioni ma, fortunatamente, non fece vittime tra la popolazione della frazione.

Il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 è stato avvertito distintamente dalla popolazione tuttavia non ha causato nessun danno a Roccavivi.

Ci sono diverse ipotesi sull'origine del nome di Roccavivi: forse perché il primitivo borgo fu attraversato dalle acque precipitose della montagna, ovvero dalle acque vive di un ruscello (rivo, quindi rio).

Un'altra ipotesi è quella che lega il nome del paese agli abitanti superstiti (rimasti vivi), dopo una sciagura di cui però non si avrebbero notizie prima del 1089.

Di certo il borgo originario essendo posizionato in altura ha assunto il nome di "Rocca", ovvero una fortezza, la rocca come l'arx romana, che domina dalle alture, dal valichi, dalle falde dei monti.

Pertanto il paese, per via della sua posizione privilegiata, situato su una rocca isolata prese il nome da essa.

L'antico stemma del paese riporta la scritta "Rocca de Vivi".

Stemma: sullo stemma di Roccavivi appare, appoggiata su una base conica tronca, una torre, come una colonna, a ricordo della dominazione della famiglia Colonna.

Ai piedi della base conica e della torre si apre una porta; sulla base e sulla porta si osservano due costruzioni circolari.

Attorno allo stemma si legge: Rocca de Vivi. Esso è stato ripreso nell'Archivio di Stato di Napoli dal Catasto Onciario.

Monumenti e luoghi d'interesse

Il santuario della Madonna delle Grazie

Il santuario della Madonna delle Grazie sorge dove, prima della valanga del 1616, era situato l'antico paese di Roccavecchia, lungo il sentiero che conduce alla certosa di Trisulti, attraverso il Vado della Rocca.

Il santuario originario è una costruzione di architettura romanica risalente al XII sec.

La chiesa in origine aveva il titolo di San Silvestro, e di Santa Maria. Soltanto dal 1703 venne dedicata alla Madonna delle Grazie e a San Silvestro.

In seguito venne meno il titolo di San Silvestro che restò patrono della comunità parrocchiale di Roccavivi.

Durante la seconda guerra mondiale furono arrecati gravi danni al santuario, in particolare il 24 marzo 1944 alcuni aerei alleati sganciarono delle bombe che causarono lesioni alla volta e danni al tetto e alle vetrate.

Le condizioni statiche dell'edificio sacro erano state sempre poco buone.

All'interno c'era un solo altare in calcestruzzo sul quale era posta, in una nicchia, l'immagine della Madonna.

La chiesa mancava di campanile, campane, confessionale, organo e presentava solo un pulpito mobile.

Luoghi attigui erano la sagrestia, una sala da pranzo e la cucina.

Nel luglio del 1959 furono eseguiti i lavori di restauro per l'importo di 1.800.000 lire ottenuti per i danni di guerra.

Una relazione del 1987 affermava che nella chiesa si trovavano la statua della Madonna delle Grazie, un vecchio altare a muro, un tabernacolo in legno, 2 campane piccole, la via Crucis in stampe incorniciate, bisognose di restauro.

Tra gli altri beni della chiesa figuravano: alcuni manti e vestiti della Madonna e l'antica statua di San Silvestro (detta statua di San Carluccio).

Importanti lavori di restauro iniziarono nel gennaio 1990 grazie ad un finanziamento ottenuto dalla soppressa Comunità Montana Valle Roveto. La chiesa è stata consolidata con il rifacimento del tetto e sono stati riportati alla luce la vecchia facciata in pietra ed un arco posto all'interno.

Nel giugno 1991 sono stati effettuati ulteriori lavori di restauro e poste 14 stazioni della via Crucis in bronzo ed una statua in polvere di marmo del Cristo risorto.

Il mese successivo è stato realizzato il refettorio e portata a termine l'opera manutentiva.

Durante i lavori di restauro del Santuario di Roccavecchia nel 1990, sono riemersi alcuni particolari ed elementi della Chiesa per molto tempo nascosti.

Tra questi, uno dei più interessanti, è sicuramente l'affresco dei Santi Pietro e Paolo, posti rispettivamente a destra e sinistra della nicchia in cui è contenuta la statua della Madonna.

Essi sono inseriti ai piedi di una bellissima struttura, un vero e proprio altare dipinto sorretto da due colonne e sormontato da due angeli oranti. San Pietro ha lo sguardo rivolto verso i fedeli, nella mano sinistra tiene un grande libro chiuso, mentre nella destra ha le chiavi del paradiso; San Paolo, invece, tiene nella mano sinistra un grande libro aperto e nell'altra una spada.

Il suo sguardo è rivolto verso la Madonna. L'affresco si dovrebbe collocare tra il 1650 ed il 1700

Qui l'8 febbraio 2015 con una solenne cerimonia presieduta dal Vescovo della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, Mons.Gerardo Antonazzo, hanno avuto inizio le celebrazioni annuali per il quarto centenario della slavina di Roccavecchia dell'8 febbraio 1616.

Architetture religiose

La chiesa madre di Santa Maria Assunta, le cui prime notizie risalgono al 1593;

•          La chiesa di San Rocco, costruita nel 1912 con il contributo degli emigranti e restaurata nel 2014;

•          La cappella della Madonna Di Lourdes, situata all'ingresso del paese.

Aree naturali

La Mola e i mulini

Area boschiva che dista circa 400 metri dalle ultime case del paese.

L'area è attraversata da una stradina che porta alla chiesa della Madonna delle Grazie a Roccavecchia. Verso la metà del Settecento, un mugnaio di Veroli decise di costruire un mulino per assicurare lavoro al figlio che aveva sposato una ragazza di Roccavivi.

Da allora il bosco prese il nome di "La Mola".

Del vecchio mulino sono visibili solo alcuni ruderi, la vasca di carico e la torre interna della vasca, lavorata in pietra, che serviva a convogliare l'acqua per azionare la macina.

Successivamente fu costruito un secondo mulino che si conserva, invece, in buono stato.

I due mulini ad acqua hanno cessato la loro attività quando la Cassa per il Mezzogiorno costruì l'acquedotto Rio per distribuire l'acqua alle abitazioni di Roccavivi, San Vincenzo e Balsorano.

Venerazione della Madonna delle Grazie

La venerazione verso la Madonna delle Grazie è antichissima.

Dal 1616 gli abitanti continuano a salire a Roccavecchia per suffragare i defunti della slavina e per venerare l'immagine della Madonna.

La festa liturgica della Madonna delle Grazie fu introdotta il 2 luglio dai Borboni per tutto il loro regno, i fedeli recepirono subito questa festa (Roccavivi faceva parte del Regno Borbonico).

La venerazione alla Madonna si concretizzò anche con l'istituzione della congregazione della Madonna delle Grazie, della quale si ha notizia per la prima volta in un documento del 1874.

I confratelli partecipavano alle funzioni solenni e alle processioni indossando un camice bianco e una mozzetta celeste.

La congregazione era ancora attiva nel 1933 contando un centinaio di iscritti, nel 1961 gli iscritti erano già pochi, mentre dalla relazione del 1967 la congregazione non venne più citata.

Nel 1964 l'abate, don Giuseppe Caprio, ottenne dalla curia vescovile di Sora di trasferire la festa liturgica dal 2 luglio alla prima domenica successiva per consentire la partecipazione dei fedeli che vivono e lavorano in altre località.

Dal 1926 la processione venne spostata d'orario in serata.

Nel 2015 hanno avuto inizio le celebrazioni per il IV centenario della Slavina di Roccavecchia del 1616 e per il centenario del disastroso terremoto della Marsica del 1915.

Personalità legate a Roccavivi

Padre Fortunato De Gruttis

Eventi

•          Periodo natalizio: esposizione presepi rocchigiani.

•          16 gennaio: commemorazione di Sant'Antonio Abate; con tradizionale sfilata per le vie del paese della "Banda Paesana".

•          13 gennaio: festa di Sant'Emidio, protettore contro il terremoto.

•          febbraio: carnevale con sfilata di maschere artigianali per le vie del paese.

•          19 marzo: festa di San Giuseppe.

•          giugno: infiorata del Corpus Domini.

•          sabato e domenica successivi al 2 luglio: festeggiamenti in onore della Madonna Delle Grazie presso il santuario di Roccavecchia, con fiaccolata e veglia notturna il sabato. Caratteristica la processione della prima domenica di luglio.

•          luglio: "La Corrida".

•          2 3 4 agosto: festival internazionale del Folklore.

•          6 7 8 9 agosto: festa dell'Unità.

•          13 14 15 16 agosto: feste patronali in onore di Santa Filomena, Madonna delle Grazie, Santa Maria Assunta e San Rocco.

•          31 dicembre: festa di San Silvestro, patrono del paese

tutti pazzi per la Civita

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