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Sant’Omero è un comune della Provincia di Teramo, in Abruzzo.

Il patrono, Sant'Omero, si festeggia il 3 giugno.

Frazioni: elenco in fondo alla pagina.

Confina con i comuni di Bellante, Campli, Civitella del Tronto, Corropoli, Mosciano Sant'Angelo, Nereto, Sant'Egidio alla Vibrata, Torano Nuovo, Tortoreto.

Aderisce all’Associazione Nazionale Città dell’Olio.

Le prime tracce storiche dell'esistenza di un centro abitato su questa collina risalgono ai primi anni del XI sec., più precisamente al periodo successivo alle invasioni degli Ungari e dei Saraceni.

Da quell'epoca in poi si susseguono e si alternano la conquista del feudo o la sua donazione a nuovi feudatari, non di rado stranieri.

Per ricostruire la storia si dispone solo di rari documenti almeno fino al 1644, quando Sant'Omero e Poggio Morello furono donati ad Alvaro de Mendoza che ha lasciato un testamento dai cui dati si possono ricavare preziose informazioni sulla vita della sua epoca.

Nel Catalogo dei baroni Normanni, il più antico documento in cui si fa menzione di Sant'Omero, nel foglio 105 di questo importante manoscritto, il cui originale è andato perduto durante l'ultimo conflitto mondiale, si legge testualmente: "nel 1173 Sant'Omero (nel testo compare la grafia Santo Mero!) in Abruzzo era feudo tenuto da Gualtieri di Rainaldo in servizio del conte in Abruzzo del quale era il Demanio, se ne corrispondevano quattro soldati su cavallo".

E' pura congettura, non suffragata da documentazione, il fatto che Sant'Omero possa essere stata fondata dai Normanni intorno al XII sec., anche se troviamo in Normandia e precisamente nella regione del Pas de Calais un analogo paesino chiamato Saint Omer'.

È' un paese che negli ultimi decenni non si è sottratto al complessivo e complesso sviluppo economico-sociale della vallata, trasformandosi da località della cultura e dell'economia rurale in cittadina dalle condizioni e prospettive ben differenti.

E così come per il nucleo centrale, la stessa cosa è accaduta per le due frazioni di Garrufo e Poggio Morello.

Una passeggiata tra le strade del paese consente di apprezzare il discreto fascino e di immergersi in una suggestiva atmosfera.

Una sorta di circonvallazione racchiude il nucleo centrale dell'abitato che da lì può essere raggiunto in più modi, compresa una scalinata un po' abbandonata che lascia però scoprire panorami piacevolissimi.

In brevissimo tempo ci si trova sul "cucuzzolo" del colle, sul punto più alto del paese.

Qui si affaccia una chiesa e qui confluisce un piccolo reticolato di viuzze che chiedono solo di essere attraversate.

La passeggiata è interessante e le vie strette, in discesa, ora chiuse, ora incrociate tra loro, ripetono ambienti comuni.

Colpisce invece per la singolarità una piazza di piccole dimensioni, quasi nascosta tra le vie, intitolata ad un antico signore di provenienza spagnola, Piazza Alvaro de Mendoza.

La piazzetta chiusa tra due palazzi sembra un angolo nel quale il tempo si è fermato e non è difficile immaginarlo come l'autentico testimone, non solo dei fatti che hanno segnato la storia di Sant'Omero ma anche della vita quotidiana, dei mille incontri, delle parole, dei sentimenti dei santomeresi.

Una delle strade si chiude in maniera inusuale.

Al posto del solito muro che blocca ogni cosa, c'è una ringhiera che fa si che la strada diventi una specie di balcone.

Da esso è possibile affacciarsi sulla valle sottostante, sulle colline che la circondano e sulla strada che sale verso il paese; la conclusione naturale è che una passeggiata così, seppure breve, vale la pena di essere fatta.

In epoca romana il territorio ebbe un periodo di grande floridezza grazie all'insediamento di varie famiglie nobili, con l'edificazione di due grossi agglomerati: Castrum Rufi (i cui resti sono ancora oggi visibili) con i possedimenti di Lucio Tario Rufo da cui l'attuale frazione di Garrufo e Vicus Stramentarius.

Fortificata alla caduta dell'Impero Romano, dal 1154 fu feudo di Gualtiero di Rinaldo e possedimento degli Acquaviva di Atri dal 1528 al 1639.

Nel 1644 fu posseduto dai Marchesi di Mendoza, fino all'inizio dell'Ottocento.

Fino al 1860 era quindi parte integrante del territorio del Regno delle Due Sicilie, per passare poi al Regno d'Italia.

Nel centro abitato si segnala la chiesa barocca di Sant’Antonio Abate.

Nei dintorni, incastonata nel verde della campagna, è la chiesa di Santa Maria a Vico (fine X secolo),il più integro tra i monumenti della regione, anteriori al Mille .

Secondo recenti ricerche, sorgerebbe su un tempio dedicato a Ercole.

La pianta è quella tipica della basilica, l'interno è diviso in tre navate, mostra pilastri dalla forma tozza e rudimentali capitelli e conserva un'iscrizione romana relativa ad un tempio di Ercole.

Il cippo miliario di Vallorina

Nel 1823 fu rinvenuto, in località Vallorina di Sant'Omero, un cippo miliario.

Lo storico Niccola Palma fu tra i primi ad ipotizzare che la pietra fosse una prova che ivi avesse sede l'antico tracciato della Salaria, al quale attribuì il nome di Via Metella.
Il miglio 119 da Roma inciso sul cippo indicava che la via collegava l'Adriatico alla capitale dell'impero romano, percorrendo la Val Vibrata per poi penetrare nelle Gole del Salinello e scavalcare i montagne della Laga toccando anche l'attuale abitato di Amatrice.
Monumenti e luoghi di interesse

Le tipiche case di terra

Tra le cose caratteristiche della Val Vibrata è la presenza di numerose tipiche case di terra.
Nel Comune di Sant'Omero se ne possono osservare numerose nell'itinerario turistico (per trekking, mountain bike e cavallo) denominato Via delle Pinciare.
Personalità legate a Sant'Omero

Tresy Taddei, attrice e circense

Franco Franchi, il ciclista che corse con Bartali e Coppi

Pasquale Iachini, ex-calciatore italiano

Eventi e tradizioni

14-18 luglio: sagra del baccalà;

18-20 luglio: sagra “de li maccaru de lu machinà” a Poggio Morello;

Prima decade di agosto: sagra della birra, a Garrufo.

Frazioni: Barracche, Case Alte, Casette, Fontana Vecchia, Garrufo, Mediana, Pignotto, Poggio Morello, Santa Maria a Vico, Villa Gatti, Villa Ricci

tutti pazzi per la Civita

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