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Opi è un comune della Provincia dell’Aquila, in Abruzzo.

Il patrono, San Giovanni Battista, si festeggia il 24 giugno.

Frazione: Casette asismiche.

Confina con i comuni di Civitella Alfedena, Pescasseroli, San Donato Val di Comino (FR), Scanno, Settefrati (FR).

E’ annoverato fra I borghi più belli d’Italia.

Fa parte del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

Paese della Marsica, posto in uno spettacolare anfiteatro naturale formato da montagne, ricoperte di boschi, conserva ancora i caratteri di borgo medievale.

Le prime notizie relative all'origine del nome le troviamo in una raccolta anonima pubblicata alla fine del secolo scorso.

Alcune di queste notizie, legate ad antiche credenze mitologiche fanno risalire il nome Opi alla dea romana della terra OPE, sorella e moglie di Saturno, figlia del Cielo e di Vesta.

Altre ad Opice, sacerdotessa del tempio di Vesta, uno dei cinque Templi che costituivano un santuario nel monte ora abitato.

L'ipotesi più attendibile sembra essere però quella secondo cui il nome derivi dal termine latino Oppidum, ossia castello fortificato; infatti, la struttura del borgo, risalente all'anno mille, con le abitazioni costruite l'una accanto all'altra sul ciglio delle rocce, determina una cinta muraria a salvaguardia del paese.

Interessante l'edificio seicentesco che ospita il Municipio, con a fianco la cappella barocca di San Giovanni Battista, all'interno bell'altare marmoreo.

Da vedere pure la possente torre campanaria medievale della parrocchiale di Santa Maria Assunta, edificata intorno al XII secolo, ma poi completamente ricostruita.

Assai interessante è il Museo e Area faunistica del Camoscio, dovuto alla collaborazione dell'Ente Parco Nazionale d'Abruzzo.

L'insediamento umano nel territorio di Opi ha origini remote.
Questo fatto è testimoniato dal ritrovamento di resti un centro fortificato nel luogo dove sorge il borgo, dai tanti reperti archeologici rinvenuti nella Necropoli della Val Fondillo e dai resti di un probabile tempio nelle località "casali" e "Fonte delle Lecina".
Inoltre sembra che i Volsci, intorno al III sec. a.C. siano entrati nel territorio di Opi dal versante laziale, attraverso il passo di Forca d'Acero, per insediarsi tra le località "Molino di Opi", Barrea e l'imbocco della Val Fondillo.

Molti sono i motivi che fanno pensare ad una "Opi città sacra" come le denominazioni di antichissime ed ancora vive sorgenti quali la Fonte di Giove, la Fonte Vertuno, e la Fonte Triareccia, in onore della dea Luna considerata triforme, e la lapide murata sulla base del campanile della chiesa di Santa Maria Assunta sulla quale è inciso "sacerdos cerealis" ossia Sacerdote di Cerere, dea romana della terra e delle messe, che lascia supporre l'esistenza di un edificio dedicato al culto della dea.

Nell'alto medioevo, i popoli insediati nella località "Molino di Opi" furono costretti a rifugiarsi, a causa delle feroci incursioni nemiche, sulla cima del costone naturalmente protetto dagli scoscendimenti rocciosi.
Verso la fine del duecento Opi subisce le angherie dei feudatari e le lotte dei signori della zona ritenuti fra i più guerrieri del regno.

Nel 1284 Berardo II di Sangro, figlio di Tedino II signore di Opi, morì senza eredi ed il regno passò nelle mani della sorella Margherita, la quale sposò Cristoforo D'Aquino.

Nel 1331 si estingueva il primo ramo dei Conti di Sangro, mentre il dominio dei D'Aquino nel territorio di Opi si concluse nel 1400.
Da allora molti furono i signori che dominavano la zona, dalla Marchesa del Vasto Isabella D'Avalos fino ad arrivare agli ultimi Baroni della famiglia Rossi.

Questi secoli furono caratterizzati da continue controversie con il feudo vicino, Pescasseroli, fino al 1816 quando fu decretata l'unione amministrativa fra i due paesi, unione che durò fino al 1854.

Nel 1884 iniziò la grande migrazione verso le Americhe, in 15 anni furono in ben 520 ad aver abbandonato il territorio.
Il paese di Opi non solo subì lo spopolamento dovuto all'emigrazione, ma il 31 luglio 1901 fu colpito da un disastroso terremoto causa di molte vittime.

Resti di un centro fortificato che consentiva di sorvegliare il valico di Forca d'Acero fanno risalire le origini dell'insediamento ad epoca preromana.

L'attuale borgo, arroccato sulla cresta di uno sperone, ha assunto la sua conformazione intorno al Mille.

In antico feudo dei di Sangro, e poi dei d'Aquino, era nel tardo Settecento baronia della famiglia Serafini di Scanno.

L'abitato è stato più volte danneggiato da terremoti.

Eventi e tradizioni

Le manifestazioni locali sono legate principalmente riti religiosi, ma oltre al significato prettamente confessionale, hanno uno spiccato rilievo culturale.

17 gennaio: festa di Sant’Antonio Abate;

Prima domenica di giugno: si festeggia il Corpus Domini e il paese viene ornato con tappeti di fiori e immagini anch'esse realizzate con petali di fiori, grazie al contributo dei paesani;

24 giugno: fe­sta di San Giovanni Battista;

Agosto: sagra degli gnocchi, una grande festa realizzata grazie alla partecipazione di molti turisti che affollano i tavoli, appositamente allestiti dalla Pro Loco per gustare gli gnocchi accuratamente preparati dalle massaie del paese, aiutate dai giovani.

Seconda domenica di settembre: si festeggiano Sant’Emidio e la Madonna delle Grazie;

Prima domenica di ottobre: festa di Santa Teresa e della Madonna del Rosario;

24 dicembre: accensione in piazza del "catozze", fuoco di Natale, con la legna offerta dai capifamiglia.

Fonti: www.opionline.it; altri

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