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Pretoro è un comune della Provincia di Chieti, in Abruzzo.

Il patrono, San Domenico abate, si festeggia la prima domenica di maggio.

Frazioni: Colle Pagnotto, Passo Lanciano, Ponte.

Confina con i comuni di Fara Filiorum Petri, Lettomanoppello (PE), Pennapiedimonte, Rapino, Roccamontepiano, Roccamorice (PE), Serramonacesca (PE).

Il suo territorio comunale ricade nel Parco Nazionale della Majella

Nel suo territorio è compre­sa la Riserva Naturale Valle del Foro.

L'incantevole borgo è formato da un grappolo di edifici in pietra ar­rampicati alle falde della Majella.

Le più importanti tracce del suo passato sono il duecentesco santua­rio della Madonna della Mazza, e la scultura cinquecentesca raffigurante la Pietà, conservata nella chiesa di San Nicola.

Nella frazione Passo Lan­ciano esistono attrezzate piste sciistiche.

Nel suo territorio sono stati rin­venuti materiali del Paleolitico, e reperti con iscrizioni latine in con­trada Ponte.

I primi documenti sul paese risalgono al secolo XII.

Il toponimo deriva del latino pretorium, luogo di adunanza dei soldati.

Nella prima metà del quattrocento era feudo degli Orsini.

Dei successivi feudatari ricordiamo Bartolomeo d'Alviano e i Colonna.

In passato era assai fio­rente la lavorazio­ne del legno al tornio, attività alla quale si do­veva la noto­rietà fuori regio­ne del centro.

Nelle vicinanze vi sono degli scavi archeologici preistorici, che dimostrano l'antichità del paese.

Le origini del paese di Pretoro possono essere fatte risalire al periodo italico (VI-V secolo a.C.).

Per quanto concerne la toponomastica, il nome "Pretoro" o "Preturo" deriverebbe dal nome "Praetorium" e caratterizzerebbe un punto di vigilanza del passaggio dalla vallata nella quale si avevano insediamenti della gente Peligna e avevano la loro sede i Frentani.

L'attuale vecchio borgo medioevale è sorto intorno al 1600 dopo la distruzione del Castello di Pretoro, arroccato sull'estremità della roccia e denominato "Castrum Pretorii de Theti", allora presidiato costantemente da uno scudiero e 12 servitori.

Bisogna notare come, sempre in questo periodo, l’insediamento maggiore sia stato trasferito dalla valle a monte.

Nel secondo medioevo si hanno anche tracce del passaggio dei Francesi: il Santuario della Mazza, da loro costruito e adornato da un portale del secolo XIII, ne è sicura testimonianza, la sua facciata è chiaramente rivolta a nord-ovest, cioè verso la Francia.

Pretoro in quel periodo partecipò alle crociate (XII secolo) con alcuni suoi uomini.

L’attività artigianale dei Pretoresi era stata molto redditizia e costituiva la maggior fonte di ricchezza.

Se andiamo ad analizzare la tipologia dell'economia pretorese tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, la dovremmo definire come prevalentemente "agricolo-pastorale", laddove l'agricoltura è essenzialmente basata sull'ulivo e la pastorizia è forte di ben diecimila capi di bestiame già nel primo dopoguerra.

Soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale e la massiccia emigrazione Pretoro ha visto stravolta la sua economia e ha sperimentato una trasformazione dell'originario tessuto artigianale in industria.

È stato rinvenuto un documento molto importante nell'Archivio di Stato di Chieti.

Si tratta di una piantina di Pretoro realizzata nel 1854, che riporta tutti gli edifici principali del centro storico. Sono indicate, tra le altre cose, le due chiese principali, Sant'Andrea e San Nicola, e le rovine dell'antico castello.

Dialetto

Dal dialetto particolare con caratteristiche che lo differenziano dai dialetti circostanti, Pretoro è considerata un'oasi etnica, un'isola linguistica soprattutto per quanto riguarda la fonetica ed il lessico, dovuta a fattori storici ed etnici.

Una lingua difficile, un dialetto particolare, gentile ed austero allo stesso tempo, che ha parole e frasi di sorprendente efficacia, inflessioni melodiose, penetranti, fiere, ma che presenta anche melanconie e soavi tenerezze, e che non somiglia a nessun dialetto della vicina provincia di Pescara e a nessun vernacolo della vallata del Foro e men che meno a quello di Guardiagrele.

Il dialetto pretorese quindi non può definirsi un dialetto pescarese ma neanche un dialetto chietino, il che presuppone una unità etnica pre-romana distinta dalle circostanti.

Nonostante gli sforzi delle locali associazioni culturali, come recentemente ha fatto l’ex emigrato Felice Marcantonio col "Vocabolario Italiano-Pretorese (e cenni di grammatica pretorese)", il pretorese sta scomparendo, in quanto la popolazione pretorese d'origine rappresenta sempre più una minoranza rispetto ai pretoresi "acquisiti", e cioè le decine di persone, soprattutto delle campagne di Fara Filiorum Petri, Rapino e Casacanditella, che nei decenni scorsi si sono trasferiti nella parte bassa di Pretoro, presso la vallata del Foro.

Chiese, luoghi di culto e scavi archeologici

• La Chiesa di Sant'Andrea Apostolo risale al XV-XVI secolo. È la chiesa principale del paese ed è posta sulla parte più alta del paese. L'interno è a due navate a pianta irregolare, visto che il pavimento è adattato alla roccia. Lo stile è neoclassico con influssi barocchi.

• La Chiesa di San Nicola. L'impianto originario è romanico, mentre l'attuale risale al XVI-XVII secolo epoca in cui l'edificio viene ricostruito completamente come testimoniano le due monofore sul lato che dà a valle. La chiesa è culto di San Domenico, santo per cui vengono celebrate le rievocazione de "Lu Lope" e dei serpari. All'interno si trovano una pietà in terracotta policroma del XVII secolo ed un portale ligneo del 1630.

• La Chiesa della Madonna della Mazza. Risale al XIII-XIV secolo. in alcune mappe arcaiche viene citata come "Madonna del Monte".

E’ un eremo fondato dai monaci benedettini cistercensi ed era dipendenza del Monastero di Santa Maria Arabona sito presso Manoppello Stazione.

L'immagine della madonna in trono con bambino risale al XV secolo.

Il nome di Madonna della Mazza è dovuto al fatto che è raffigurata con uno scettro, chiamato volgarmente mazza.

La chiesa è meta di turisti la prima domenica di luglio. Le prime notizie che si hanno sull'edificio sono per le decime ecclesiastiche del biennio 1324-25 durante il periodo cistercense. Un altro documento anticipa al XIII secolo la costruzione della chiesa, fatto comprovato dalla vita religiosa sita ai piedi della Majella nello stesso secolo.

La chiesa con l'annesso romitorio hanno conosciuto vari periodi di abbandono e, nel 838 erano completamente in rovina, ma già nel 1843 erano restaurati e riaperti ai fedeli.

L'interno è ad un'unica navata, di cui l'archivolto è andato irrimediabilmente smarrito.

Un ingresso secondario murato è posto sul lato a monte, mentre nel lato a valle vi era un grande arco che immetteva forse in un'appendice laterale probabilmente utilizzata a scopo abitativo.

Il romitorio è a due livelli con accesso su di un lato dell'edificio stesso è stato recentemente restaurato.

Delle leggende narrano dell'immagine della Madonna della Mazza ritrovata pressi un albero ma, riportata in paese venne ritrovata sul luogo di partenza, un'altra testimonianza narra di una nevicata durante uno scorso 2 luglio fenomeno che impedì la processione ma la Madonna ritornò da sola sui monti lasciando delle impronte sulla neve.

• La Grotta dell'eremita. La grotta è sita ad 8 km da Pretoro a 900 m.s.l.m.

L'eremo risulta citato in un documento del 1581, nel quale viene citata una "Ecclesiam Sancti Angeli" presso la chiesa di Santa Maria del Monte o della Mazza.

Data l'esistenza di una sorgente ed uno stillicidio d'acqua all'interno la grotta era fenomeno di culto di San Michele Arcangelo.

Delle indagini archeologiche all'interno hanno riportato utensili in selce, reperti ceramici dell'età del Bronzo.

Sull'ingresso vi sono alcune prove dell'esistenza di eremiti nella grotta, la volta è stata scalpellata per potervi porre gli intonaci, mentre sotto vi sono dei resti di fondamenta dell'eremitaggio, mentre dei resti di letame e di chiusura parziale dell'accesso provano che la grotta è stata usata dai pastori come ricovero delle greggi.

La grotta è fonte di leggende sugli eremiti, le quali narrano che l'acqua del Foro si separava per far passare l'eremita.

La grotta, inoltre fu abitata da sfollati di Pretoro durante la seconda guerra mondiale

• Il territorio comunale è interessato dagli scavi archeologici siti in località Crocifisso che hanno riportato alla luce una necropoli.

I Musei, i parchi e la natura

• Il centro museale San Domenico. Il museo è stato istituito con la deliberazione del comune di Pretoro n. 34 del 12/02/96. Il museo ha lo scopo di divulgare gli aspetti culturali e naturali su lupi, serpenti e la storia di Pretoro.

Il museo è sito in un locale anticamente adibito ad officina di fabbro che, per l'apertura del museo, è stato restaurato.

• L'area faunistica del Lupo Appenninico. Il parco è nato dal Piano di Assetto Naturalistico della Riserva regionale guidata del Foro su citata nel 1999, quando due anni prima la riserva del Foro stessa era nata come tutela del territorio.

Difatti, nel 1999 con la realizzazione del Parco nazionale della Maiella tutte le aree protette che erano finite al suo interno venivano assimilate al nascente parco nazionale. L'area faunistica è posta tra le località "Calvario" e cava "Falselongo".

Personalità legate a Pretoro

Anna Maria Pellegrini

Rocco Federico Pantalone

Eventi e tradizioni

Maggio, prima domenica: Rievocazione del miracolo di San Domenico e rito delle serpi.

tutti pazzi per la Civita

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