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Giuliano Teatino è un comune della Provincia di Chieti, in Abruzzo.

Il patrono, Sant’Antonio da Padova, si festeggia il 19 agosto.

Frazioni: Madonna della Neve, San Cataldo, San Rocco.

Confina con i comuni di Ari, Canosa Sannita, Miglianico, Tollo.

Aderisce all'Associazione Nazionale Città del Vino.

Il paese sorge ai piedi della Majella, non lontano dal mare.

È posto su una zona collinosa, ricca di vigneti e di frutteti, importante anche per gli uliveti.

Da non perdere la Sagra delle ciliegie e la festa del Santo, Sant’Antonio da Padova, che si celebra, da tempo immemorabile, il 19 di agosto.

Giuliano Teatino sorge su un colle tra i torrenti Venna e Dendalo, affluenti di destra del fiume Foro.

Il paese “nuovo” si articola lungo il tratturo per circa una decina di chilometri.

E’ menzionato per la prima volta nel 1059 come Julìano e poi, nel Catalogo dei Baroni del 1150-1168, come Jollianum.

Il suo territorio nei secoli XIII-XIV fu proprietà del monastero di San Pietro in Campis.Ha sofferto nel corso dell’ultimo conflitto bellico.

La prima citazione risale al Medioevo, verso il 1320, quando il paese si chiamava Tullianum, in seguito, secondo un’ipotesi di Anton Ludovico Antinori, il nome del paese divenne Julianum indotto dalla pronuncia dei cittadini, si può ipotizzare inoltre che il nome Tullianum è dovuto che in epoca romana, come provano alcuni ruderi romani in zona, vi fosse una colonia o la residenza della gens Tullia e successivamente della gens Julia, dalla quale il paese avrebbe avuto un onorifico nome gentilizio.

In seguito, tra il XVI e XVII secolo il paese cambiò nome, per errore di trascrizione fu chiamato Uigliano, però il contado fu chiamato Giugliono, attestato dal fatto che il parroco di zona del 1630 si firmava “Matteo arciprete di Giuglioano”.

Nel 1173 il paese fu feudo di Fiordano di Rivello.

Nel 1279 Carlo D’Angiò donò Giuliano Teatino a Bertrando di Poget.

Durante il regno di Ladislao I di Napoli fu di Carlo III di Durazzo, indi nel regno di Giovanna II di Napoli fu di Francesco De Ricciardi di Ortona.

Nel 1421 Braccio da Montone venne alle armi contro la regina Giovanna portando i suoi possedimenti ali Orsini, però, nel 1425 Bartolomeo Di Riccardis, figlio di Francesco, ne rivendicò le terre perché facenti parte del suo patrimonio, così Giovanna ne riconobbe il diritto e il 2 giugno ne venne ordinata la restituzione.

Nel 1440 il paese fu feudo della contea di Manoppello che era sotto il dominio degli Orsini cui rimase fino al 1507 quando Ferdinando II di Aragona donò la contea di Manoppello a Bartolomeo di Alviano così il paese fu donato per ricompensa a Giovanni di Leono insieme ad un assegno di trecento ducati annui.

Nel 1541 risulta feudatario Camillo Caracciolo, poi, nel 1550, con un provvedimento del Regio Consiglio Francesco di Palma acquistò per 7000 ducati il feudo di Giuliano Teatino, successivamente, nel 1586 il paese fu governato da Giovanni di Palma con titolo di barone, tuttavia, nel 1669 un altro Giovanni di Palma aveva in feudo il paese, infine nel 1802 il paese appartenne al duca Celaia di Canosa Sannita.

Il 18 marzo 1843 una parte del paese si abbasso di 200 metri per un inghiottimento del terreno sottostante senza procurare né vittime né danni.

L’inizio del mese di agosto vede anche la festa della “Madonna della Neve”, il 5 di agosto, celebrata nei pressi della chiesetta omonima, ove è custodita un’antica icona della Madonna in pietra, opera di anonimo (datata XIII secolo).

La leggenda popolare, narra che nel luogo ove ora sorge ora la chiesetta, vi fosse un piccolo bosco, i passanti spesso udivano il canto di una donna che cullava un bambino.

Incuriositi, alcuni Tollesi, entrarono nel bosco e trovarono l’icona della Madonna con il Bambino. Vollero portarla al loro paese, ma puntualmente la sacra statua ritornava al suo posto, finché, per volontà del popolo Giulianese, non venne edificata l’attuale chiesetta, ancora oggi visitabile in Via Nevi, così piccola che pare abbracciare l’icona stessa.

Monumenti e luoghi d’interesse

• La chiesa di Santa Maria della Neve. La facciata è a capanna con due paraste ai lati che sorreggono in alto un timpano in cui vi è un orologio. Nell’angolo a destra della facciata vi è un piccolo campanile. Al centro della facciata vi è un semplice portale sormontato da una finestra rettangolare incorniciata.

• La chiesa di Maria Assunta e del Carmine. La facciata è in laterizio tranne nella parte centrale ove vi è il portale ed un rosone. La facciata termina in un timpano spezzato al cui centro vi è un orologio. Il campanile è posto posteriormente.

Cucina – Prodotti tipici locali

A Giuliano Teatino in ogni stagione dell’anno si possono degustare i sapori veri del meridione d’Italia: il buon vino (a scelta tra il Montepulciano d’Abruzzo ed il Trebbiano), l’olio mediterraneo dal sapore verace e profondo, a Giuliano vi sono diversi frantoi artigianali, le ottime conserve di frutta, l’uva e le ciliegie.

Personalità legate a Giuliano Teatino

• Padre Bernardo Maria Valera, nato il 5 agosto 1711 da Domenico Valera e Rosa Peschio, fu ecclesiastico e poeta, tra i suoi componimenti si ricorda la novena in onore del SS. Volto di Gesù venerato in Manoppello

• Antonio Razzi, politico (deputato residente in Svizzera)

• Romeo Ricciuti, politico nato a Giuliano Teatino

• Don Ferdinando Cocco, deceduto nel 2002 Parroco di Giuliano Teatino per 38 anni a cui è stato intitolato la piazza principale del comune e il complesso delle scuole comunali.

È il paese di origine della famiglia De Bosis (personaggi famosi Adolfo De Bosis e Lauro De Bosis)

Eventi e tradizioni

Giugno: Sagra delle ciliegie;

5 agosto: festa della Madonna della Neve con spettacoli in piazza;

Agosto: festa patronale, è interessante per osservare un rituale dal sapore contadino, che si celebra immutato da secoli e che ha inizio il giorno del 13 di giugno, festa effettiva del Santo.

In questo giorno viene posto presso la statua di Sant’Antonio un giglio fiorito, che puntualmente sfiorisce ed appare secco sino alla festa di agosto, quando “inspiegabilmente” rifiorisce.

Il Santo viene portato in processione e, per simboleggiare il dono dei frutti del lavoro dei campi, gli viene dedicato anche un carro, decorato con i classici “taralli di Sant’Antonio”, cucinati dalle donne del paese, con una ricetta segreta, e decorati con fiori di carta e glasse colorate.

Il carro ed i cereali, vengono benedetti, ed è usanza dei giulianesi, condividere i taralli con i propri familiari ed amici, per simboleggiare in questo modo, la perpetuazione del rito di benedizione, che attraverso il frutto del duro lavoro dei campi, si estende ai contadini ed ai loro cari.

La festa si conclude con il grande spettacolo di piazza, la festa, la musica ed i fuochi pirotecnici.

Agosto: festa di San Rocco;

Settembre: Sagra dell’uva e del vino.

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