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Bisenti è un comune della Provincia di Teramo, in Abruzzo.

Il patrono, San Pasquale Baylon, si festeggia il 17 maggio.

Frazioni: elenco in fondo alla pagina.

Confina con i comuni di Arsita, Castel Castagna, Castelli, Castiglione Messer Raimondo, Cellino Attanasio, Cermignano, Penne (PE).

Sorge su un ristretto terrazzo di fondovalle, alla destra del fiume Fino.

Elementi architettonici di richiamo sono la bella chiesa di Santa Maria degli Angeli, di origine medievale, ma completamente ricostruita su disegno del napoletano Francesco de Sio negli ultimi decenni del 1700. All'interno stucchi di Alessandro Terzani, tele di Giuseppangelo Ronzi e statua in terracotta della Madonna degli Angeli attribuita a Gian Francesco Gagliardelli.

Sono da vedere la casa badiale, costruzione del 1472 riadattata nel 1730, una torre medievale e, in campagna, la chiesetta di San Pietro e Paolo.

Il paese è situato nell'alta Valle del fiume Fino nell'antico territorio della Vestinia, in posizione collinare (274 m s.l.m.), a 35 km circa dal mare Adriatico e un po' meno dalle alte vette dell'imponente massiccio montuoso del Gran Sasso.

L'alta valle del Fino appartiene alla provincia di Teramo, ma la geografia e la storia l'ascrivono indubbiamente alla zona di Penne, ora nella provincia di Pescara.

Infatti già anticamente il territorio apparteneva alla "Vestinia", mentre Teramo era la capitale del "Pretuzio" , che comprende il territorio tra il fiume Vomano e il Tronto.

Inoltre i rapporti, i commerci e gli scambi erano più frequenti con gli altri paesi delle valli del Fino e del Tavo più che con quelli della Val Vomano.

Si ricorda che Bisenti, prima della formazione della provincia di Pescara (1927), quando la secolare provincia di Teramo (o dell'"Abruzzo Ulteriore Secondo") si estendeva fino al fiume Pescara e si divideva nei circondari di Teramo e Penne, apparteneva a quest'ultimo ed era capoluogo del mandamento di Bisenti.

Nel centro abitato sono stati rin­venuti reperti risalenti all'età del ferro.

La prima menzione dell'at­tuale borgo è nel XII secolo.

Fu feudo degli Acquaviva e poi di altre famiglie.

Le origini di Bisenti si perdono nell'oscurità dei secoli.

I primi abitanti furono pastori, contadini di origine ellenica che, già nel periodo neolitico, transumavano le greggi, dalle falde del Gran Sasso alla Puglia, percorrendo la "via ad salinas" che, dalla Marsica, attraverso Castel del Monte, Campo Imperatore, Vado di Siella, scendeva verso Arsita e Bisenti, per arrivare fino a marina di Città Sant’Angelo, dove c'erano le saline.

Secondo alcuni studiosi, Bisenti sarebbe la “Beretra” ricordata da Tolomeo.

Altri ne derivano il nome dalle parole latine bis septum.

Fu un fortilizio dell'agro vestino, antico popolo italico che abitava, con i Marruccini di Chieti, i Peligni di Sulmona e i Pretuziani di Teramo, l'attuale territorio abruzzese, fino all'epoca della Roma Imperiale.

Dagli ultimi tempi dell'impero romano, fino alla dominazione longobarda, non si hanno notizie certe.

Il Papa Alessandro III in una bolla del 1117 nominava anche “Bifernum” -nome che allora designava Bisenti- come tributaria di Monte Cassino.

Nel 1279 il feudo di Bisenti passava agli Acquaviva di Atri e dopo di questi vi dominarono le famiglie Sforza, Folliero, Maiorano e Gattola.

Il nome di "Bisenti" compare per la prima volta nel 1084 quando il Duca di Spoleto cedette il contado al Monastero di Montecassino, quindi, in un elenco feudale del Regno di Napoli, risalente al XII secolo, in epoca Normanna.

Da allora le sorti del paese seguirono quelle del Regno di Napoli.

A quest'epoca risale forse la chiesa di San Pietro, nella contrada omonima, ad una navata e di aspetto semplice e modesto, ma posta in un punto panoramicissimo che le conferisce, insieme, una bellezza rustica e mistica.

Il lunedì di Pasqua, come è tradizione, tutto il paese vi fa festa, con messa, processione solenne, banda musicale, fuochi d'artificio, vino Montònico, di produzione locale, e grigliate di carne.

Nel Trecento nacque Bartolomeo da Bisenti, fisico, matematico e professore di medicina; fu ai servizi della corte angioina e venne insignito del titolo di "Miles".

Il paese allora contava poche anime e non si estendeva oltre le mura di cinta del vecchio castello, ora quasi totalmente scomparse.

Si presume che in questo periodo siano state innalzate le tre torri, simbolo del paese, di cui rimane in piedi solo la più grande, dimezzata rispetto alla sua altezza originaria.

Nel Quattrocento fu realizzata la chiesa di Santa Maria degli Angeli, poi ingrandita nel 1776 su progetto di mastro Giovanni Fontana da Penne, quando assunse la conformazione attuale.

Alla fine del XV secolo risale la statua lignea di santa Maria degli Angeli, realizzata da Gianfrancesco Gagliardelli.

La leggenda vuole che, tanti secoli fa, la statua della Madonna comparve sulla sponda del fiume Fino e venne portata dalla popolazione festosa nella chiesa.

Sempre dell'epoca è la chiesa di sant'Antonio Abate, sita presso la confluenza del Fossato col fiume Fino.

La festa di Sant'Antonio è molto sentita a Bisenti: la statua del santo il 16 gennaio viene trasportata dalla chiesetta a santa Maria degli Angeli e venerata dai fedeli; il giorno dopo, con solenne processione si riporta la statua nella chiesa di Sant’Antonio.

Nel pomeriggio del 16 gruppi di ragazzi si mascherano da sant'Antonio e da demonio e vanno in giro per le case a fare la questua cantando lu Sand'Andonie.

Tra la seconda metà del Cinquecento e la fine del Seicento Bisenti fu scossa da varie epidemie che decimarono la popolazione.

Particolarmente devastante fu la peste del 1656, alla quale sopravvisse solo un terzo degli abitanti del paese.

Si può facilmente immaginare, passeggiando per le vie della parte più antica del paese, la vita e l'anima di Bisenti in questo periodo: contadini che lavorano la terra, donne che adempiono ai doveri domestici e accudiscono i piccoli, signore che preparano gli umili piatti locali per la famiglia che - a giornata finita - si riunisce a tavola, il fuoco scoppiettante nei camini che d'inverno riscaldano ed illuminano le case, le campane che scandiscono l'inizio e la fine della giornata e richiamano il paese alla messa, l'attesa e poi l'allegria dei giorni di festa.

Particolarmente sentita è sempre stata la festa della Madonna degli Angeli che si celebra il 2 agosto, quando "molte giovinette, con in capo canestre di grano, conducono per le vie un asino che porta su la groppa una maggiore canestra; ed entrano nella chiesa della Madonna degli Angeli per l'offerta, cantando" (D'Annunzio, Novelle della Pescara).

Alla fine del Settecento, in piena Rivoluzione Francese, i giacobini invasero l'Italia.

Dovunque diffusero gli ideali laici di "libertà, uguaglianza e fratellanza" ed in molti paesi piantarono i loro alberi della libertà in sostituzione degli emblemi religiosi.

Gli italiani, nella quasi totalità cattolici osservanti, insorsero in massa in tutte le regioni della penisola. Anche Bisenti, con la sua gente fedele alla tradizione e al re, insorse: i francesi condannarono a morte varie persone, tra cui tal Nicola Liberati e Donato D'Agostino il quale fu impiccato in contrada Montagnola e lasciato appeso per svariati giorni.

Il 1816 fu l'anno senza estate; in conseguenza di quel clima e della conseguente carestia, scoppiò nel teramano un'epidemia di febbri tifoidi che tra quell'anno e il 1817 decimarono la popolazione bisentina: nel paese, che allora contava circa duemila abitanti, vi furono oltre 500 decessi.

Dopo il 1821 alcuni tra i personaggi bisentini aderirono alla Carboneria, tutti di estrazione sociale elevata come don Alessandro Barone e il medico Nicola Costantini.

Essi, insieme ad altri e secondo le direttive delle alte sfere dei movimenti cospirativi, organizzarono sommosse quando a Roma fu instaurata la Repubblica romana (1849).

I processi della Gran Corte Criminale conservati presso l'Archivio di Stato di Teramo narrano come in quell'anno in casa di Emidio di Pompilio De Carolis si riunissero una quarantina di persone con l'intento di organizzare rivolte per cambiare la forma di governo.

Di contro, altri cittadini eminenti come don Achille Barone o don Aurelio Barone erano invece di tendenze più filoborboniche, avendo al proprio seguito un gran numero di compaesani.

L'Unità della patria (1861) fu salutata come un evento di giubilo dai cittadini filosabaudi; i sentimenti di stampo laico e liberale però spesso non venivano accolti dalla gente povera, fermamente attaccata ai re Borboni, alla religione e alla tradizione.

Alcuni paesani inveirono pubblicamente contro il neonato governo, mentre altri furono sorpresi di notte con le armi in mano.

La situazione era ancora più incandescente nei comuni limitrofi, tant'è che il governatore di Teramo Sigismondi chiese truppe al Comando di Napoli per contrastare la resistenza che aveva il completo dominio della zona di Penne.

A cavallo tra il XIX e il XX secolo furono eseguiti vari lavori che hanno dato al paese l'odierna fisionomia. Tali lavori ebbero carattere totalmente innovativo e poco conservativo del nucleo medievale e rinascimentale.

Tra essi, i maggiori furono: l'abbattimento dell'antica chiesa di San Pasquale, posta nell'attuale largo Regina Margherita, in prossimità della Porta da Piedi nell'anno 1883; i lavori di demolizione della Porta da Capo con la costruzione della Fonte Nuova e di un ponte atto a colmare il dislivello tra le strade entro le mura e la via per Teramo (l'odierna via Roma), avvenuto nel 1899; il rifacimento della circonvallazione di mezzogiorno (1906) in seguito ad una frana che aveva coinvolto varie abitazioni, tra cui l'antica casa Valente; l'abbattimento di alcune abitazioni antistanti alla Piazza del paese, che ha ampliato notevolmente la via Costantini.

Nulla si sa invece dell'abbattimento delle due torri minori, situate presso la Porta da Capo, le quali nel 1770 erano ancora in piedi.

Da Bisenti molti giovani partirono al fronte per difendere i confini e gli interessi della neonata Italia. Numerosi combatterono nella campagna di Libia e nella Guerra del 1915-18.

Durante la prima guerra mondiale vari bisentini morirono combattendo valorosamente sul Carso, mentre i ragazzi del '99 furono chiamati a battersi sul Piave, fino alla redenzione di Trento e Trieste, le vie intitolate alle due città, a Gorizia e a Fiume ricordano la riunione delle terre irredente all'Italia.

In questo periodo nacque a Bisenti Pasqualino Canzii, mirabile esempio di religiosità, bontà e devozione. Morì all'età di quindici anni; recentemente è stato proclamato Servo di Dio.

Già dal Sette-Ottocento Bisenti aveva affermato la sua importanza e la sua centralità rispetto agli altri centri della valle del Fino.

Nel periodo tra le due guerre mondiali essa raggiunse il picco massimo. Il paese infatti, nonostante la guerra e soprattutto l'epidemia spagnola che aveva mietuto tante vittime, contava più di quattromila persone, aveva la pretura e varie piccole industrie nel ramo tessile ed agroalimentare.

Nel 1932 l'AGIP installò un cantiere per la trivellazione del terreno, ma nel 1934 un incendio si propagò nell'impianto distruggendo gran parte delle attrezzature.

Da segnalare la partecipazione di vari bisentini alle guerre d'Abissinia (alla quale fece seguito la proclamazione dell'Impero d'Italia) e di Spagna.

La seconda parte della Seconda guerra mondiale è stata vissuta dai bisentini come un momento altamente drammatico.

Un bombardamento americano venne compiuto nel 1944 con l'intento di colpire il presidio tedesco, ma per fortuna le bombe caddero in località San Savino ed il paese ne uscì immune.

Nei pressi di Piedifinati due cecchini partigiani ammazzarono dei soldati tedeschi in ritirata; si rischiò la rappresaglia, ma fortunatamente questa non avvenne, tuttavia vennero ammazzate alcune persone, tra cui una donna incinta.

Il 6 aprile 2009 un violento terremoto ha scosso L'Aquila e l'Abruzzo.

A Bisenti alcune case hanno riportato lievi danni, ma il paese ha pagato il tributo con una vittima, Serena Scipione di 24 anni, che si trovava in via Generale Francesco Rossi 22, vicino alla casa dello studente dell'Aquila al momento della scossa delle 3.32.

L'edificio, nonostante sembrasse stabile, è immediatamente crollato causando circa 20 vittime, di cui 13 studenti.

La bisentina Marta Valente, migliore amica di Serena, è stata estratta viva dalle macerie 23 ore dopo; la sua vicenda è diventata famosa in tutta Italia.

Nel 1827 vivevano a Bisenti 1359 persone di cui 797 risiedevano in campagna.

Personalità legate a Bisenti

Bartolomeo da Bisenti

Donato D'Agostino

Nicola Liberati

Pasqualino Canzii

Ponzio Pilato

Silvestro Petrini

Eventi e tradizioni

Luglio: festa dell'emigrante e sagra dei maccheroni alla mulinara e della "ciavarra";

Agosto: festa di Santa Maria degli Angeli, con proces­sione delle "canefore";

1a domenica di ottobre: festa dell'uva e del vino Montonico, con mostra agrituristica, sfilata di carri allegorici e festival di canti della vendemmia.

Frazioni: Acquadosso, Bivio Castelli, Campo di Pizzo, Campo Male, Case Cascignoli, Chioviano Alto, Chioviano Basso, Ciandò, Cipollone, Colle Ceci, Colle Marmo, Colle Paradiso, Piane Grande, Piano del Moro, Piedifinati, Rufiano, San Martino, San Nicola, San Pietro, San Savino, Scipione, Troiano, Villa Falone.

tutti pazzi per la Civita

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