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Navelli è un comune della Provincia dell’Aquila, in Abruzzo.

Il patrono, San Sebastiano, si festeggia il 20 gennaio.

L'unica frazione è Civitaretenga.

Confina con i comuni di Acciano, Bussi sul Tirino (PE), Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Collepietro, San Benedetto in Perillis.

E' annoverato fra I borghi più belli d'Italia.

Aderisce all'Associazione Città del Bio.

Il toponimo Navelli è circondato da mistero circa la sua origine.

Le teorie al riguardo sono tante e si muovono spesso al confine tra storia e leggenda. Secondo alcuni Navelli deriverebbe da nava, cioè “conca”, “affossamento”, dalla depressione del terreno nella quale si trovava il primo insediamento, mentre la tradizione popolare restituisce un originario Novelli, dall’unione in un unico castello di nove ville.

Da Novelli si sarebbe passati a Navelli in seguito alla partecipazione degli abitanti del borgo alle crociate in Terra Santa, così come ricorda lo stesso stemma del paese.

La Piana di Navelli, insieme a quella di Capestrano, alla Valle Peligna, l'Altopiano delle Rocche, e l'altopiano delle Cinquemiglia, costituisce il complesso di altopiani interni abruzzesi tra l'allineamento dei Monte Velino-Sirente-Monti Marsicani e la dorsale appenninica, lungo la direttrice nord-ovest/sud-est della successione dei Monti della Laga, il Gran Sasso, la Majella, le Montagne del Morrone ed i Monti della Meta.

La Piana di Navelli è stata originata da dislocazioni tettoniche, cioè scorrimenti degli strati superficiali terrestri, e, data la presenza di fenomeni carsici, non presenta corsi d'acqua superficiali.

I primi insediamenti italici nella zona di Navelli si fanno risalire ai Vestini intorno al VI secolo a.C., quando nella zona sottostante l'attuale paese si trovava il vicus Incerulae; come traccia di queste origini si ha un'iscrizione in dialetto vestino conservata nel Museo Archeologico di Napoli e risalente al III secolo a.C. che cita un tempio italico dedicato a Hercules Iovius nel sito dell'attuale Chiesa di Santa Maria in Cerulis.

La chiesa, più volte rimaneggiata, sorge lungo l'antico Trattura.

L'attuale paese fu fondato dall'unione in epoca medievale (VIII-X sec.) di sei villaggi: Villa del Plano, Villa della Piceggia (o Piaggia) Grande, Villa della Piceggia (o Piaggia) Piccola, Villa di Santa Lucia, Villa del Colle e Villa di Turri.

I villaggi originali si riunirono in un unico castello, costruito sul colle dove tuttora si trova il paese, già citato nel 1092 una bolla del Monastero di San Benedetto in Perillis.

La fortezza era dotata di una torre che, in epoca rinascimentale, venne trasformata nel campanile della chiesa parrocchiale. Sulle rovine del castello nel 1632 fu costruito il Palazzo Baronale.

Come traccia dei villaggi originali, nella piana restano alcune chiese medievali, come quella di Santa Maria in Cerulis citata già nel 787 sul Chronicon Vulturnense.

Le abitazioni vennero costruite in epoca medioevale nella zona della “Villa di Piceggia grande”, ampliandosi in epoca rinascimentale verso la “Villa di Piceggia piccola”: le due zone, medievale (l'attuale “Spiagge grandi”) e rinascimentale (“Spiagge piccole”), sono ancora distinguibili nell'abitato.

Il castello di Navelli appartenne alla Diocesi di Valva e nel 1269 partecipa alla fondazione del Comitatus Aquilano nel Quarto di Santa Maria.

Per sedare i conflitti relativi al pagamento delle decime, il 29 agosto 1424 passa da quella di Valva alla diocesi di L'Aquila su iniziativa di Papa Martino V.

Nel 1423 Navelli si difese dalle truppe di Braccio da Montone, arrendendosi senza però essere espugnata; per onorare la resistenza all'assedio, venne concesso dalla Regina Giovanna II di Napoli di inserire nello stemma del paese la scritta “Navellorum Merito Coronata Fidelitas”.

Il 4 e 5 dicembre 1456 un disastroso terremoto distrusse numerosi centri, alcuni dei quali mai più ricostruiti. Nel 1498 il Castello di Navelli fu cinto da mura; una delle cinque porte del paese (la Porta Villotta o Porta Sud) fu in seguito inglobata nel Palazzo Onofri. Nel 1656 la peste uccise circa ottocento persone.

Verso la fine del XIX sec., a causa della crisi della pastorizia, iniziò la prima migrazione all’estero dei cittadini.

Nel 1703 un altro terremoto fece molte vittime.

Alla fine del XVIII secolo Navelli ap­parteneva, col titolo di baronia, alla famiglia Tomasetti di Ce­lano.

In seguito alla creazione del nuovo sistema viario nazionale, l’abitato incominciò a spostarsi verso valle per comodità.

Navelli è famoso in tutto il mondo per il prezioso ed unico “oro rosso”, lo zafferano che, oltre a sedurre con il suo inconfondibile aroma, cattura ogni anno gli sguardi attoniti di tanti visitatori.

È da secoli che nei mesi di ottobre e novembre, la Piana di Navelli assiste al miracolo dei fiori viola: piccoli e delicati petali che, all’improvviso, spuntano dalla terra scura rompendo l’equilibrio giallo e rosso della tavolozza autunnale.

Uno spettacolo impareggiabile che avviene solo se l’uomo riesce a stringere con la natura un forte legame, fatto di rispetto e devozione; uno spettacolo da non perdere, quando i campi di velluto viola si stagliano contro il profilo elegante del borgo, illuminato dal colore dorato della pietra.

Quel profilo elegante che anche lo zafferano ha contribuito a creare, grazie alla sua fortunata commercializzazione.

È, infatti, nei secoli d’oro dello zafferano (il Cinquecento e il Seicento), che Navelli ha allargato le sue mura e si è arricchito maggiormente di palazzi.

Guardando il paese dall’esterno, le cappelle, le chiese e le residenze signorili sembrano quasi mimetizzarsi, creando un tutt’uno con il groviglio infinito di archi e di strade.

Una passeggiata tra le viuzze strette e i luoghi più caratteristici, ti aiuterà a scoprire i monumenti e le tante bellezze del borgo.

La passeggiata parte dall’alto, dove, sulla sommità del paese, si erge imponente il seicentesco Palazzo Baronale “Santucci”.

Sorto sulle rovine dell’antica fortezza medioevale, oggi vi accede da un androne che conduce all’ampio cortile, arricchito dal pozzo centrale sul quale è incisa la data 1632, anno della definitiva sistemazione dell’edificio.

Due scalinate in pietra introducono all’elegante loggiato superiore fatto da una teoria di arcate a tutto sesto.

Qui si aprono gli ingressi alle stanze del Palazzo che si susseguono l’una dopo l’altra, mostrando i segni evidenti del loro antico abitare: monumentali camini e funzionali arredi in pietra.

Passando per il cortile posteriore esterno del palazzo, trovi la chiesa di San Sebastiano, costruita sui resti della primitiva chiesa di San Pelino e il cui campanile era originariamente la torre d’avvistamento del castello medioevale.

L’ingresso laterale, che si apre su una caratteristica loggia, è impreziosito da un fantastico portone in legno, finemente intagliato.

L’edificio fu restaurato dopo il terremoto del 1703 prendendo le tipiche caratteristiche del barocco. Scendendo invece a sinistra del cortile, incontri Porta Castello, l’unica delle due porte originarie ad essere arrivata fino a noi.

Da questo punto inizia la visita alla parte più antica del borgo.

Appena oltrepassata la porta appare una scenografia del tutto particolare: sullo sfondo i monti della Maiella, davanti a te via del Macello (ufficialmente via Porta San Pelino): una lunga serie di scalini in ripida discesa, sulla quale si apre una fitta rete di vicoli.

A est della via principale c’è Palazzo Onofri, costruito nel 1498 insieme a Porta Villotta; mentre ad occidente incontri palazzo Cappa con la bellissima Cappella San Pasquale e, poco oltre, Porta Santa Maria costruita nel 1475; se invece prosegui a sud est giungi fino a Porta San Pelino.

Queste ultime tre porte furono costruite dopo il terremoto del 1456, quando il borgo ampliò le sue mura.

All’interno del vecchio borgo puoi ammirare scorci sospesi nel tempo; angoli di storia contadina (come le pilucce ricavate nella pietra accanto alla porta di una casa, per far mangiare gli asini al ritorno dai campi); luoghi di vita comunitaria (i vecchi forni comunali: il Forno da Capo e il Forno da Piedi); splendenti strade ciottolate (come via San Pasquale sulla quale si aprono le porte di diversi edifici nobiliari); bizzarri particolari architettonici (gradini tagliati nella roccia viva, mani scolpite nella pietra che sembrano indicare la direzione da seguire …) .

Fuori dalle mura e poco distante dal palazzo baronale si trova invece la piccola chiesa del Suffragio, usata in origine come chiesa cimiteriale dalle famiglie nobili.

La quadratura che sovrasta la finestra sulla facciata contiene, infatti, i simboli tipici della Confraternita della buona morte (tibie e teschio).

Passeggiando sempre al di fuori delle mura si incontrno anche altri palazzi di grande interesse: Palazzo Piccioli che si affaccia sull’omonima piazza; Palazzo Mancini – Marchi – Piccioli, appena fuori le caratteristiche case – mura, arricchito dalla cappella San Gennaro; Palazzo De Roccis, detto del Milionario, caratterizzato da bellissimi pavimenti a mosaico.

Muovendosi da questo palazzo, che sorge appena fuori la Porta San Pelino, e scendendo una lunga gradinata, si arriva alla Chiesa del Rosario, edificata nel Settecento.

La chiesa è arricchita da due opere di grande valore artistico: la tela della Crocifissione del pittore veneziano Vincenzo Damini (XVIII sec.) che stupisce per l’eleganza delle forme e dei volumi, e l’organo Adriano Fedri 1782 custodito in un monumentale complesso ligneo, di sorprendente impatto scenografico e ricco di decorazioni con rilievi in oro.

Fuori dal centro abitato è possibile visitare la chiesa più antica di Navelli, Santa Maria in Cerulis (XI secolo) e due chiese tratturali, Santa Maria delle Grazie e la Madonna del Campo.

Diversi sono i prodotti tipici di alta qualità che caratterizzano la vita enogastronomica di Navelli.

Rinomati sono i suoi ceci, piccoli e saporiti.

Buonissime sono le sue mandorle, dolci o amare per tutti i gusti.

Raffinato è il suo olio d’oliva, del quale Navelli è uno dei pochi produttori del circondario aquilano. Ma tra tutti spicca lo Zafferano dell’Aquila DOP.

La storia del sodalizio tra Navelli e il suo “oro rosso” incomincia nel XIII secolo, quando un monaco della famiglia Santucci, impegnato in Spagna al tribunale dell’Inquisizione nel sinodo del 1230, decide di riportare in patria i bulbi di una pianta lì molto diffusa: il crocus sativus.

Egli, esperto di botanica e di agricoltura, riteneva che lo zafferano avrebbe trovato a Navelli, sua terra di origine, l’ambiente ideale in cui crescere.

Non solo padre Santucci lo importò e lo diffuse, ma ne perfezionò le tecniche di coltivazione cercando di adattare le pratiche spagnole al clima ed al suolo, sviluppando per la prima volta il ciclo annuale. Il bulbo, messo a dimora nel terreno, trovò l’habitat perfetto.

I bulbi si moltiplicarono e la coltivazione, di ottima qualità e fonte di grande guadagno, si diffuse presto in tutta la Piana e poi nell’intero territorio circostante.

Oggi lo zafferano prodotto a Navelli e nell’aquilano è considerato il migliore del mondo, ha ricevuto il marchio DOP nel 2005 ed è stato scelto da Poste Italiane e dal Ministero delle Comunicazioni come soggetto del francobollo emesso nella prestigiosa serie filatelica Made in Italy per l’anno 2008.

Architetture religiose

• Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano, realizzato nel 1631 in stile tardo-barocco con sfumature neoclasiche;

• Chiesa della Madonna del Rosario, in stile barocco, fu edificata dopo il terremoto del settecento;

• Chiesa di Santa Maria in Cerulis, sita nell'area del cimitero, risale al XI secolo e sorge sulle rovine di un tempio italico dedicato ad Hercules Iovius;

• Chiesa cimiteriale del Suffragio, in stile rinascimentale;

• Oratorio di San Nicola, sita in campagna, ha una struttura a tetto con una sola navata;

• Oratorio della confraternita del Gonfalone, in stile barocco, è di forma circolare e si trova vicino al palazzo Baronale subito sopra la chiesa di San Sebastiano;

• Cappella di San Pasquale, cappella gentilizia risalente al seicento barocco;

• Cappella di San Gennaro e Rosario, cappella gentilizia dell'attiguo palazzo Piccioli;

• Chiesa della Madonna del Campo, a tetto in stile rinascimentale con una sola navata;

• Chiesa di San Girolamo, a volta in stile rinascimentale con una sola navata;

• Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a volta in stile rinascimentale con una sola navata;

• Chiesa della Madonna di Loreto, a volta in stile rinascimentale con una sola navata;

• Cappella di San Rocco, a volta in stile rinascimentale con una sola navata.

Architetture civili

• Palazzo Baronale, palazzo fortificato costruito nel 1632;

• Palazzo Piccioli, palazzo settecentesco in stile neoclassico;

• Palazzo Francesconi, palazzo seicentesco con annessa la cappella gentilizia di San Pasquale;

• Palazzo Piccioli, palazzo seicentesco con annessa cappella gentilizia di San Gennaro e Rosario;

• Palazzo de Roccis, palazzo dell'Ottocento situato la Chiesa della Madonna del Rosario;

• Palazzo Onofri, risalente al 1498, è annesso ad una delle cinque porte di accesso al paese;

Architetture militari

• Porta San Pelino, detta anche Porta Nord;

• Porta Villotta, detta anche Porta Sud;

• Porta Macello, detta anche Porta Est;

• Porta Santa Maria detta anche Porta Ovest.

Siti archeologici

• Necropoli di Navelli, II -I secolo a.C.

Economia

La produzione più caratteristica di Navelli è quella dello Zafferano dell'Aquila.

Lo zafferano venne introdotto in Italia dalla Spagna da parte di un monaco domenicano appartenente alla famiglia Santucci di Navelli che, facente parte del tribunale dell'inquisizione istituito nel Sinodo di Toledo nel 1230, intuì la possibilità di coltivarlo nella Piana di Navelli.

Ben presto la coltura dello zafferano si estese a tutta la zona dell'Aquila, appena fondata, iniziando un fiorente commercio con Milano e Venezia in Italia, e Francoforte, Marsiglia, Vienna, Norimberga ed Augusta all'estero.

Nel 1317 il Re Roberto d'Angiò abolì le tasse sullo zafferano al fine di favorirne il commercio.

Per le zone interne il commercio dello zafferano ha rappresentato una delle fonti tradizionali di reddito, al pari della commercializzazione dei prodotti dell'allevamento ovino.

Risale al XX secolo la costituzione della prima cooperativa di coltivatori di zafferano su iniziativa di Silvio Salvatore Sarra di Civitaretenga.

Il 4 febbraio 2005 lo Zafferano dell'Aquila è stato iscritto nel Registro delle Denominazioni d'Origine Protetta ed il 13 maggio 2005 viene fondato il Consorzio per la Tutela dello Zafferano dell'Aquila.

I produttori che possono utilizzare il marchio "Zafferano DOP dell'Aquila" sono iscritti in appositi elenchi gestiti dall'organismo di controllo e l'area di produzione DOP comprende i comuni di Navelli, Barisciano, Caporciano, Fagnano Alto, Fontecchio, L'Aquila, Molina Aterno, Poggio Picenze, Prata d'Ansidonia, San Demetrio ne' Vestini, San Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi e Villa Sant'Angelo.

 

Personalità Legate a Navelli

 

Angelo Cimetta

Antonio Falconio

Francesco Falconio

Gian Luigi Piccioli

Giovanni Pace

Ponzio Pilato

 

Eventi e tradizioni

 

20 gennaio: festa del patrono,  San Sebastiano;

Prima domenica di maggio: la Panarda, distribuzione di pani benedetti;

Seconda domenica di maggio: festa della Madonna del Gonfalone;

Sagra dei Ceci e dello Zafferano;

La manifestazione enogastronomica, promossa dalla Pro loco di Navelli ad agosto, promuove le produzioni tradizionali del territorio con un'affluenza di circa 10.000 presenze nell'arco del fine settimana.

Nata nel 1976, ha come sede storica il boschetto Santucci, sostituito nel 2007 dalla Piazza San Pelino a seguito degli incendi boschivi che hanno colpito la zona. Oltre alla cucina di piatti allo zafferano o ai ceci locali, la sagra permette anche l'acquisto di altri prodotti del luogo ed è arricchita da manifestazioni di contorno sportive e culturali.

Palio degli Asini

Nato nel 1980 come manifestazione di contorno alla Sagra dei Ceci e dello Zafferano, il Palio degli Asini vuol essere una parodia del famoso Palio di Siena.

Preceduto da una sfilata di carri partita da Piazza Piccioli con personaggi in costume tradizionale e sbandieratori, la gara, che si svolgeva nel boschetto Santucci, si svolge lungo via Pereto con fantini assegnati agli asini di ciascuna contrada all'ultimo momento tramite sorteggio.

Costumi e scenografie sono sviluppati in collaborazione con il Teatro Stabile d'Abruzzo.

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