Pin It

Una ricerca scolastica effettuata nel 1988 da Carla De Lauretis

II borgo, adagiato su uno sperone roccioso (817 m. sul livello del mare) in posizione strategica di dominio sulla piana sottostante e di controllo dell'importante nodo viario Claudia Nuova, oggi strada statale 17, è stato comune autonomo fino al 1811, anno in cui il governo napoleonico ne decretò l'unione al comune di Navelli.

Le sue origini sì perdono negli albori dei tempi tanto che lo storico Tito Livio nella "Storia di Roma" lo cita con il nome di Cingilia, città vestina, espugnata dal console romano Giunio Bruto Sceva.

Civitaretenga, per lo storico Signorini, è da considerarsi omonimo dei grandi dipartimenti della Francia: Ardenne o Arden; si ritiene, infatti, il nome Civitaretenga derivante dalla nobile famiglia Ritenga oriunda proprio delle regioni anzidette.

Nel periodo medioevale il nome era Civita Ardenga derivato dal latino "Civitas Ardinghae"

Nella raccolta delle decime ecclesiastiche dei secoli XIII e XIV si trovano i nomi di Civitas Ardenga, Ardennia e Ardinia.

Le invasioni barbariche e la furia dei Longobardi che imperversarono nella penisola italiana distruggendo le fiorenti città, misero in fuga gli abitanti che si riunirono in ville, piccoli agglomerati rurali ciascuno intorno alla propria chiesa, fulcro della vita religiosa e civile.

La Piana di Navelli, non avulsa alle tormentose vicende, nel nuovo millennio fu costellata, fin dai più alti recessi montani, da paesini, ville, rocche, castelli, dominati da signori feudali o proprietà di chiese e abbazie.

Nell'anno 1092 Ugo, figlio di Gilberto della progenie dei franchi, donava alla diocesi Valvense buona parte dei suoi beni e tra questi la chiesa di San Giovanni di Monaldo con l'annessa cella monostatica in territorio di Civitaretenga o nelle sue vicinanze.

Nel secolo XII Oderisio di Bisento è barone di vari borghi tra i quali la metà d'Ardenga.

Il 25 marzo 1138 papa Innocenze II, con bolla, assegna al vescovo Oddone della diocesi Valvense la chiesa di Sant’Egidio in Civitaretenga già peraltro registrata nella diocesi medesima nell'anno 1128.

Il 15 aprile 1186 il papa Clemente III conferma tra i beni del monastero di San Benedetto le chiese di San Salvatore, Sant’Egidio e San Giacomo con le loro pertinenze.

Civitaretenga partecipa alla fondazione dell'Aquila, il 28 settembre 1294 è riunita al contado aquilano dal re Carlo II d'Angiò, dietro petizione del papa Pietro Celestino.

Il catasto del 1400-1414, ai tempi del re Ladislao, annovera, nel quartiere di Santa Maria Paganica, Civitaretenga in 48 fuochi.

Nei "Cantari sulla guerra aquilana di Braccio" del Ciniiniello, nel quarto Cantare, si menziona l'assedio di Civitaretenga: "Braccio andò a campa a Civita Retenga et veramente in pochi dì la prese ".

Nel settembre del 1423 gli abitanti del borgo, dopo strenua resistenza di pochi giorni, dovettero capitolare.

Il 27 luglio del 1400 re Ladislao accordò agli ebrei di abitare, tenere scuole, sepolture in L'Aquila, Sulmona, Lanciano ed altre città d'Abruzzo.

Successivamente la Regina Giovanna II d'Angiò permise ad Angelo da Todi ed Abramo, giudei dell'Aquila, di tenere scuole, sinagoghe, cimiteri nelle stesse città.

Gli ebrei si ramificarono in tutto l'Abruzzo e furono eguagliati agli altri cittadini e dispensati dai segni di riconoscimento.

Il 3 maggio 1427 Fra Giovanni da Capestrano, giudicando gli ebrei nell'aquilano, che in poco tempo erano cresciuti in ricchezza ed autorità, contraria alle istituzioni ed ai canoni e accusandoli di praticare l'usura, ottenne dalla Regina Giovanna un editto che ripristinava le " pene acerbe e formidabili d'altri tempi".

Con editto del 20 agosto dello stesso anno, per intercessione del papa, immunità e privilegio furono di nuovo concesse agli ebrei che costituivano una comunità numerosa ed autorevole non solo all'Aquila ma anche nel resto dell'Abruzzo.

Con la salita al soglio pontificio di Paolo IV furono inasprite le disposizioni relative agli ebrei che dovevano risiedere in un quartiere separato, il

ghetto, circondato da mura chiuso durante le ore notturne, non potevano possedere beni fondiari, esercitare professioni ed inoltre fu loro imposto il distintivo: la rotella o il berretto giallo.

Nel centro storico del borgo si trova il ghetto racchiuso da porte e da case-murate. Piazza Giudea e Via Giudea, nonché i resti di una sinagoga, della loggetta dei mercanti e i locali adibiti a deposito di granaglie, sono segni evidenti della permanenza di una comunità ebraica nel secolo XV.

Nel 1447 i beni di un piccolo ospedale, terreni arativi e vigne, di cui beneficiavano gli abitanti più indigesti, furono donati all'ospedale Maggiore di San Salvatore dell'Aquila, voluto da San Giovanni da Capestrano, in costruzione dal 1446

Civitaretenga ha dato i natali al famoso scienziato medico Giovanni d'Egidio, padre di Giovanni dall'Aquila, che nel 1463 ottenne giovanissimo, presso l'università di Padova, la cattedra di medicina riconfermata nel 1472.

In quel tempo Lorenzo dei Medici, detto il Magnifico, nell'intento di riorganizzare l'Università di Pisa, invitò Giovanni ad insegnare medicina in quell'ateneo.

Nel 1479 lo scienziato ritornò a Padova, con rammarico da parte dei pisani che nel 1481 gli rinnovarono l'invito a tornare, il Senato di Padova si oppose.

La gara tra le università di Pisa e di Padova dimostrano in modo inequivocabile la fama goduta dall'Aquilano; ancor più, la conferma annuale di ciascun professore nell'ateneo di Padova si metteva ai voti; Giovanni $A, per la sua notorietà, fu esentato da tale disposizione. Fu autore del trattato De sanguinis missione in pleuritide e concorse alla stesura del Conciliatore e il Trattato dei veleni di Pietro d'Abano.

Si sposò a Padova con una donna di quella città ed ebbe dei figli. Resta memoria di un certo Bartolomeo in un contratto del 1491, allorché tornato Giovanni nell'Aquila, comperò alcuni fondi di Giacomo di Notarnanni.

Morì quasi settuagenario, verso l'anno 1510.

Altro personaggio originario di Civitaretenga è il ricco mercante lacopo Notarnanni, munifico mecenate ed amante dell'arte.

Il mausoleo di San Bernardino, la chiesa della Madonna del Suffragio, il gonfalone dell'Aquila e una cappella nella chiesa di Santa Maria in Paganica sono stati finanziati da lacopo di Notarnanni e realizzati da illustri artisti aquilani.

Nel 1500, quattro anni prima della morte avvenuta nel 1504 come indicato sulla tomba che si trova nella chiesa della Madonna del Suffragio, lacopo di Notarnanni dispose per testamento di portare a termine l'ala sud-ovest del monastero di Sant’Antonio in Civitaretenga con destinazione alloggio per i viandanti.

Quasi di certo ha contribuito alla costruzione della chiesa di Sant’Antonio, a fondare la banca del grano a favore di chi non era in grado di restituire somme di danaro avute in prestito dai commercianti ebrei, alla realizzazione del gonfalone che trovasi nella chiesa di San Salvatore ed ad altri addobbi religiosi.

Nel 1480, come scritto su un pannello decorato a fioroni, opera del XIII secolo, adattato a mo' ornamentale al colmo dell'architrave del portale, nella facciata, inizia la costruzione della chiesa di Sant'Antonio da Padova.

Annesso alla chiesa sorge l'ammirevole complesso monastico, basso medioevale, con il suo splendido chiostro formato da colonne e piastrini poligonali, con basi e capitelli fra i più fantasiosi e tecnicamente perfetti, opera senz'altro degli scalpellini formatosi alla scuola dei cantieri cistercensi da datarsi non oltre la metà del secolo XJII.

Il 31 gennaio 1529 Filiberto d'Orange, viceré del Regno di Napoli, con le sue truppe conquistò il castello dopo una strenua resistenza degli abitanti che si erano schierati a favore delle soldatesche guidate da Camillo Pardo. (2) oggi in fase di ristrutturazione dopo vari anni di completo abbandono.

Nel 1559 divenne signore di Civitaretenga Diomede Carafa, nipote del pontefice Paolo IV.

I documenti ci portano al secolo XVII e nel 1656, a seguito della terribile

pestilenza che aveva colpito il paese, la chiesa di S. Rocco, fuori le mura, fu

destinato ad accogliere gli ammalati (lazzaretto);

Nel 1698 la stalla, annessa alla taverna del Principe Del Pezzo, fu trasformata in chiesa adornata di belle cupole dipinte e di un organo con intarsi e pitture. Nel 1599 fu dipinto sul muro sopra la mangiatoia della stalla, da un pittore napoletano, l'immagine della madonna con bambino a sfondo giallo. Il locale era annesso alla taverna a fianco della strada Napoli - L'Aquila dove i passeggeri facevano soste per riposarsi e rifocillarsi e si provvedeva al cambio dei cavalli da posta per le diligenze che, periodicamente, congiungevano le due importanti città del regno di Napoli. Dinnanzi al dipinto fu posta una lampada (che il 9 settembre del 1695 si accese da sola), il cui olio miracoloso operò molti prodigi e per tale ragione nel 1698, con le tante elargizione dei fedeli, fu trasformata in chiesa. Ogni anno nella domenica compresa tra il nove e il quindici settembre, a ricordo del prodigio dell'accensione della lampada, i giovani diciottenni del paese rinnovano la gara del solco disegnando una stella in lode alla Madonna. Nel 1669 Civitaretenga è assegnata in feudo a Camillo Del Pezzo unitamente ad altri contadi.

Nel diciottesimo secolo, dopo il disastroso terremoto del 1703 e il malgoverno spagnolo, il borgo è in piena decadenza.

La pastorizia, l'arte della lana e lo zafferano, una volta risorse economiche per gli abitanti, erano soffocate dalle insulse tasse.

II 20 agosto 1806, con l'occupazione del Regno di Napoli di Napoleone, fu

emesso il decreto d'abolizione feudale. Nel 1809 è soppresso il convento di Sant'

Antonio e trasformato, nello stesso anno, in sede della gendarmeria reale a

cavallo.

Nel 1811 il comune autonomo e indipendente di Civitaretenga, per

disposizioni del governo napoleonico, fu soppresso ed annesso a quello di

Navelli. Negli anni successivi il borgo ha subito passivamente le vicissitudini

della   restaurazione,   dell'unità   d'Italia,   del   brigantaggio   come   risposta

all'introduzione della tassa sul macinato, della prima e seconda guerra mondiale

(notevole contributo di sangue e d'ardore è stato pagato dalla popolazione),

dell'avvento del fascismo, della libertà e democrazia post - bellica.

Vedi anche: Civitaretenga e la Festa di Sant'Antonio; Civitaretenga e lo Squadro; Civitaretenga e la Madonna dell'Arco

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna