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Campovalano è una frazione del comune di Campli, nella Provincia di Teramo, in Abruzzo, a 464 metri sul livello del mare, con circa 700 abitanti.

E’ situato lungo la strada statale n° 81, Teramo – Ascoli Piceno, al centro di una piana di oltre tre Kmq ai piedi del Monte Foltrone.

Noto per la sua chiesa monumentale ed annesso convento del X secolo dedicato a San Pietro, ricca di testimonianze di pietre e statue lignee, di affreschi di varie epoche, vi si conservano una statua in terracotta di Madonna con bambino e due angeli del XVII secolo e due statue di legno di fico del 1565.

Sul lato sinistro è murata una lastra di pietra del sarcofago di Aurelio Andronico, al lato destro della porta della sagrestia si trova un frammento di iscrizione in onore di Giulio Cesare.

Nel 1967, nella piana, vengono eseguiti i primi scavi archeologici di una delle maggiori necropoli Picene datate dal XIV al III secolo a.C.

Fino ad oggi sono state scavate circa 600 tombe delle oltre 2500 presunte, con un recupero di vario materiale esposto nel Museo Archeologico di Campli e quello di Chieti.

I reperti della “Necropoli di Campovalano” sono stati il pezzo forte della mostra sui Piceni svoltasi in Germania, a Teramo, ad Ascoli Piceno ed ora a Roma.

In loco è possibile vedere, al momento, solo i resti della strada larga circa 4 metri che attraversa l’intera pianura nella direttrice nord-sud ai cui lati erano poste le tombe, questo in attesa della sistemazione di tutto il Parco Archeologico attualmente in fase di sistemazione con la costruzione di un tumulo multimediale ove sarà possibile ripercorrere le fasi degli scavi attraverso immagini tridimensionali e la sistemazione di tutta l’area con la conseguente realizzazione di uno stabile adibito alla reception, servizi e mostra.

La necropoli

Vasta necropoli protostorica impiantata su un terrazzo fluviale, è stata oggetto di scavi a partire dagli anni Settanta.

E’ composta da oltre 600 tombe ad inumazione che abbracciano un arco cronologico che va dalla fine dell’età del Bronzo alla conquista romana (anche se le ricerche inducono a pensare che la necropoli celi nel sottosuolo almeno 20 mila tombe).

Le sepolture dell’età del bronzo e della prima età del ferro presentano dei corredi assai ridotti: si tratta in genere di un solo oggetto in bronzo deposto sul torace dell’inumato.

In quelle del VII e VI secolo a. C. è possibile invece osservare mutamenti nell’organizzazione stessa del sito funerario; cambiamenti che riflettono a loro volta le disuguaglianze sociali dell’epoca (ricordiamo che la stratificazione in classi si affermò proprio in questo periodo).

Particolarmente esemplificativa, in tal senso, è la tomba n. 100 che per dimensioni (lung. m. 4,70, prof. m 1,80 e largh. m 2,8) e per corredo funerario, presenta tutti gli elementi simbolici di uno status elevato.

Il defunto sembra infatti appartenere ad un alto grado militare e, non a caso, accanto a lui è sepolto il carro da combattimento.

In questa fase “regia”, le offerte dei defunti sono di diversa entità a seconda dell’appartenenza e si osserva la diffusione delle tombe a tumulo (ossia con un circolo di pietra a delimitare un tumulo di terra del diametro che va dai 4 ai 25 metri).

Nella necropoli di Campovalano, le troviamo divise in due grandi gruppi (occidentale ed orientale) a loro volta articolati in singoli sottogruppi.

Una tipica disposizione “a macchia di leopardo” che rispecchia la struttura a gruppi familiari (di tipo gentilizio clientelare) della società.

Comuni alle sepolture di ambedue i sessi sono i servizi di vasi in bronzo o in ceramica fatta a mano che testimoniano la rilevanza dell’ideologia del banchetto, significato simbolico rimarcato anche della presenza di gruppi di spiedi in ferro. Caratteristiche delle deposizioni maschili sono le armi mentre tipici delle tombe femminili sono alcuni strumenti di lavoro legati al cucito, alla tessitura e alla filatura (aghi, rocchetti, fusi e fuseruole).

Nel corso del primo millennio, l’organizzazione della necropoli subisce una vera e propria trasformazione.

Dalla fase “monarchica” si passa alle sepolture senza corredo della prima fase repubblicana (metà V, metà IV a.C.) e quindi alle tombe di età ellenistica che sono a fossa e tutte orientate verso sud  (non verso occidente come nelle più antiche). I corredi sono costituiti da vasi in ceramica lavorati al tornio, frequentemente verniciati in nero.

Nelle sepolture femminili si rinvengono numerosi strumenti per la cura del corpo come nettaunghie, nettaorecchie, ed anche nelle tombe maschili scompaiono le armi per lasciare il posto a strigli e vasi porta – sabbia, strumenti tipici dell’”uomo atletico”.

La necropoli continua ad essere utilizzata fino agli inizi del II sec. a.C. quando la pianura torna ad esser usata a scopi agricoli.

I resti della Necropoli sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Campli.

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