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Una sentinella a guardia del mare

di Elisabetta Mancinelli 

La torre di Cerrano, situata a poca distanza  dall’abitato di Pineto a ridosso del confine con Silvi, rappresenta il più imponente dei fortilizi costieri rimasti in Abruzzo.

Si erige su una piccola collina bagnata dalle acque marine e circondata  da una   pineta dagli alberi secolari, guarda direttamente sul mare e si mostra in tutta la sua imponenza.

Il fortilizio, a forma quadrata con muraglie piramidali costruite in laterizio, fa pensare allo scopo difensivo della sua costruzione mentre la merlatura e la torretta terminale di più recente costruzione, costituiscono un abbellimento architettonico dei costruttori.

Deve il suo nome al torrente che scende dalle colline di Atri sino alla marina.

Nel nome un toponimo “Torre del Cerrano” che è divenuto il simbolo della storia e dell’identità di questo territorio.

La storia

Si pensa erroneamente che la costruzione sia stata realizzata intorno al 1560 quando il viceré Parafan De Ribera Duca di Alcalà emanò l’ordine di costruire lungo tutto il litorale otto torri di avvistamento con lo scopo di segnalare tempestivamente ogni tentativo di incursione in mare.

Importanti documenti mostrano invece come la Torre fosse preesistente e che era presente durante l’impero romano probabilmente prima del XIII sec.

Proprio di fronte alla Torre si trovava quello che da molti ricercatori viene indicato come l’antico porto della città di Hadria probabilmente di epoca romana; nonostante distasse diverse miglia dal mare la cittadina aveva un suo approdo che dovette essere uno dei più influenti di tutto l’Adriatico.

Un antico documento che attesta l’esistenza del porto di Atri proviene dal geografo augusteo Strabone: che scrive “ il torrente Matrinus, che scorre dalla città di Atri, con l’omonimo porto” (Geografia V, 4, 2) .

Anche lo storico Paolo Diacono nell’VIII secolo, nel descrivere i centri della costa abruzzese e marchigiana, documenta in modo impietoso la decadenza di Atri ricca e potente in epoca romana al punto da muovere secondo alcuni la sua flotta da guerra contro Taranto “ In qua sunt, scrive, civitates  Firmus, Asculus et Pinnis et iam vetustate consumpta Adria, quae Adriatico pelago nomen dedit”.

Lo storico tuttavia non fa menzione della presenza del porto segno che era stato cancellato dal tempo o dal mare.

Nel 1251 il Cardinale di Ascoli donò alla guelfa Atri il privilegio di ricostruirlo.

Altro documento importante per la datazione della torre risalente al 1294, è quello in cui Carlo D’Angiò mostra la sua decisione di ricostruire la Torre di Cerrano e delle due “Torri di Montepagano ed Atri in quanto ritenute funzionali all’attività logistica.

La scelta cadde sulla foce del torrente Cerrano dove i lavori iniziarono di gran lena tanto che alla fine del secolo erano in piena efficienza e con tutta probabilità vi furono sbarcati i blocchi di pietra d’Istria giunti per la costruzione della Cattedrale di Atri.

Anche in un documento del XVI sec. dal procuratore dell’Università, Bartolomeo di Cola Sorricchio, viene menzionato il porto di Atri e ipotizzato che il culmine dell’attività del porto fosse intorno al VII secolo a.C.

Nel 1447 Venezia devastò i porti del Regno di Alfonso I d’Aragona compreso quello di Atri a Cerrano che subì gravissimi danni soprattutto nella torre di difesa.

Nel 1516 il comune, dato che l’approdo era totalmente rovinato e quindi inservibile, decise di ricostruirlo a breve distanza più piccolo.

Ma i lavori non cominciarono in quanto in quel periodo iniziarono sulla costa atriana le incursioni dei Turchi che giungevano all’improvviso con le loro feluche veloci saccheggiando e devastando i piccoli centri costieri.

Per difendere il territorio Girolamo di Acquaviva, duca di Atri e il viceré Don Pedro De Ribeira decisero di dotare la costa di un sistema di torri difensive di avvistamento tra cui una massiccia torre di guardia fortificata alla foce del torrente Cerrano.

Cessate le incursioni dei Turchi la torre perse la sua importanza.

Negli anni ’20 fu ceduta da un nobile ufficiale di marina al marchese De Sterlich, poi fu di proprietà della famiglia Marcucci da lui discendenti che, non senza rammarico, negli anni ’40 la cedette alla Provincia di Teramo.

Ristrutturata è divenuta sede di un laboratorio di biologia marina.

Gli studi

Dopo secoli di dimenticanza nel 1982 un’esplorazione condotta da un equipe  di archeologi subacquei  è stata effettuata nel tratto antistante la torre .

E’ venuto alla luce un oppidum sommerso di cui sono stati individuati colonne in pietra, travi, tratti delle strade lastricate i resti di un molo a forma di “L” oltre ad opere murarie e vari manufatti.

Purtroppo i fondali sabbiosi rendono molto difficili le immersioni, ma si spera che continuando la campagna di scavi, l’antico porto si potrà svelare in tutto il suo splendore.

L’area  marina  protetta  “Torre  del  Cerrano”

Nell’aprile del 2010 è stata istituita con Decreto ministeriale l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano: uno specchio d’acqua protetto dove coltivare le preziose risorse del mare che si estende nel tratto teramano, fra due Comuni Pineto e Silvi fino a tre miglia nautiche e delimita sette chilometri di costa.

Per la protezione e la valorizzazione dell’ambiente una rete di oasi sottomarine provvede alla salvaguardia, al ripopolamento e allo studio dell’ecosistema marino.

La struttura lavora con uno staff di specialisti in diversi settori dalla biologia alla chimica effettuando una vasta gamma di ricerche che vanno dal costante controllo delle acque marine e fluviali alla ricerca dei batteri patogeni nei pesci e molluschi fino allo studio delle alghe.

Da antico baluardo contro i Turchi la Torre è divenuta una preziosa sentinella preposta alla tutela dell’ambiente marino della nostra regione.

Per soddisfare la curiosità e l’interesse storico, il Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta ha organizzato, a partire dalla scorsa estate, visite guidate alla Torre che permettono di scoprire i suoi ambienti e ammirare dal punto più alto della Torre un suggestivo panorama.

 

tutti pazzi per la Civita

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