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Vincenzo Eugenio Balzano, magistrato, storico dell'arte, studioso della storia d'Abruzzo e Molise.

Nasce il 18 luglio 1866 a Castel di Sangro, e muore a Roma il 29 novembre 1951.

Figlio di Camillo e di Giacinta Iacobucci.

Sposa l’aretina Adele Selmi dalla quale ha cinque figli.

Laureato in Giurisprudenza a Bologna, nel 1890, entra nella Magistratura e fu assegnato al Tribunale di Sulmona.

Dopo essere passato attraverso le sedi provvisorie di Rieti, Chieti e Teramo, nel 1910 approdò a Roma con la qualifica di Giudice Istruttore.

Per un brevissimo periodo, tra il 1909 e il 1910, fu anche Sindaco di Castel di Sangro ma si dimise proprio a causa del definitivo trasferimento a Roma.

Nel 1922 entrò a far parte del Tribunale supremo militare, con il grado di maggiore generale e nel 1926 fu nominato al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

Per aver svolto questa funzione, alla caduta del fascismo fu arrestato e sottoposto a processo. Dopo aver scontato 22 mesi di carcere, fu liberato anche perché gli stessi avversari politici riconobbero che aveva sempre tenuto una linea di condotta ispirata alla massima moderazione.

Fu socio fondatore della Deputazione abruzzese di Storia patria e all’interno del "Bullettino" della Società pubblicò i suoi primi studi storici sull’Abruzzo.

Pubblicava intanto una Storia di Castel di Sangro e uno studio sui Legisti abruzzesi a Bologna. Dal 1895 iniziò la collaborazione con la "Rivista Abruzzese" edita a Teramo, in quegli anni sotto la direzione di Giacinto Pannella.

Fu in amicizia con Antonio De Nino e lo affiancò nelle ricerche storiche e archeologiche. Alla morte di questi, nel 1907, gli dedicò un necrologio sulla "Rivista Abruzzese".

Partecipò, affiancando Pietro Piccirilli e Cesare De Laurentiis, all’organizzazione della Mostra d’arte antica tenuta a Chieti nel 1905. In quello stesso anno fu tra gli organizzatori del Primo “Congresso storico abruzzese della Deputazione di Storia Patria”, del quale curò la pubblicazione degli Atti insieme a Domenico Ciampoli.

Tra le sue opere più significative il volume delle Opere complete di Concezio Rosa, curato nel 1909 per conto dell’editore teramano Giovanni Fabbri e il volume L’arte abruzzese, pubblicato nel 1910, nel quale Balzano riversa tutta l’esperienza di studioso maturata e nel contempo riferisce sulla situazione degli studi artistici in Abruzzo.

Collaborò a numerosi periodici tra i quali, oltre ai titoli già citati, "Bullettino della Deputazione" e "Rivista Abruzzese", vanno ricordati anche "L’Abruzzo letterario", "Il Giornale d’Abruzzo e Molise", e, soprattutto la "Rassegna d’arte degli Abruzzi e del Molise", una rivista dalla vita breve ma intensa alla quale collaborarono Ignazio Carlo Gavini, Giovan Battista Manieri, Mario Chini, Guglielmo Aurini, Francesco Verlengia e Bernard Berenson.

Diresse "Albia. Rivista illustrata abruzzese-molisana" uscita nel 1924 e, successivamente, la “Rassegna di storia e d’arte d’Abruzzo e Molise”, pubblicata a Roma e diretta insieme a Domenico Ciampoli.

Nel 1931 fu ancora in prima linea nella organizzazione del Convegno storico abruzzese e molisano che vide come Presidente Enrico Carusi e come vice presidenti lo stesso Balzano e Vincenzo Rivera.

Per molti anni, dal 1919 in poi, fu componente della Commissione conservatrice dei monumenti degli scavi e degli oggetti di antichità e di arte per la provincia dell’Aquila e successivamente, dal 1927, anche per quella di Pescara.

Tra i volumi di maggior interesse da lui pubblicati è senz’altro Abruzzo e Molise edito nel 1927 dalla Utet per la rinnovata Collana della Patria.

Lasciò incompiuto un imponente ricerca bio-bibliografica sugli artisti abruzzesi tutt’ora inedita e intitolata, in via provvisoria, Per l’arte abruzzese. Supplemento agli artisti abruzzesi di Vincenzo Bindi.

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