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I Santi Medici

Ricorrenza: il 26 e il 27 settembre

Nonostante molti siano i paesi dove è presente la devozione ai Santi Medici, il centro che maggiormente esercita un richiamo ed una influenza nell'area del Centro Italia è quello di Isernia, che, del resto, è uno dei più famosi del Meridione.

Posto appena fuori l'abitato sul colle che domi­na la valle del Carpino, il santuario dei Santi Cosma e Damiano sorge su un'area ricca di resti archeolo­gici che fanno supporre l'insistere sul luogo di un complesso cultuale di grande rilevanza.

Del resto Isernia, come si evince anche dal toponimo che deriva dall'antico vocabolo italico Aiser cioè Dio, Divinità, Sacro, fu la città consa­crata dei Sanniti Pentri, centro di notevole impor­tanza religiosa oltre che strategica, da dove partiva una via di collegamento, forse la Minucia - detta in molte iscrizioni, per il fenomeno linguistico della rotacizzazione, Numicia - verso Corfinio nella valle Peligna e da qui con il Lazio, attraverso la Valeria e l'Appia.

Il santuario, probabilmente, perpetua antichi culti demoiatrici, o della medicina popolare, in cui si inquadrano certe singolari usanze, oggi quasi del tutto scomparse, ma un tempo praticate comu­nemente da migliaia di devoti.

In occasione della festa annuale del 26 e 27 set­tembre che tuttora richiama ad Isernia una folla di pellegrini proveniente dalle regioni limitrofe e fino dalla Lucania, ossia da tutta la zona omoge­nea di derivazione culturale italica, si costruivano, lungo la scalinata di accesso del tempio, apposite capanne di frasche in cui si riparavano gli uomini costretti ad esporre i genitali malati per ricevere la benedizione che i canonici impartivano mediante l'unzione e il tocco con le reliquie.

Le donne invece, per impetrare la fertilità a la guarigione dei malanni del sesso maschile, acqui­stavano presso gli altari simulacri fallici di ogni dimensione, realizzati in cera, che poi offrivano alla cappella dei Santi.

Nel 1779 Riccard Payne-Kinght, visitando le provincie del Regno di Napoli, si trovò ad assiste­re alla festa del santuario di Isernia e ne fece una attenta relazione che inviò al Presidente della Reale Società di Londra.

Di fronte ad un culto popolare come quello per i Santi Medici il problema principale che si pone non è tanto quello eziologico limitato alle origini del fenomeno, ma quello esteso alle cause ed alle motivazioni per cui il mondo popolare ha sempre considerato la malattia fisica una situazione da risolvere con l'intervento taumaturgico della divinità, tanto che parallelamente alle certezze della scienza medica la speranza magico - religiosa ha sempre mantenuto una posizione di grande coin­volgimento sociale.

Oggi la festa dei Santi Cosma e Damiano non offre più la possibilità di assistere a particolari forme di devozione e di ringraziamento, le cui tracce tuttavia restano ancora in qualche aspetto marginale del contesto, ma richiama un grande concorso di pellegrini e devoti e fornisce alla città di Isernia anche l'occasione di istituire una grande fiera di merci e bestiame.

II culto dei Santi Cosma e Damiano doveva essere già notevolmente diffuso nel secolo VI, quando Amalasunta regina dei Goti promosse la costruzione della basilica romana dedicata ai due fratelli taumaturghi, forse per creare in Occidente un luogo che potesse stare alla pari del tempio dedicato loro a Costantinopoli, dove accorrevano migliaia di malati per praticare il rituale della e. d. incubazione, ovvero del sonno salvifico durante il quale la divinità si manifestava agli uomini.

Le narrazioni agiografiche più antiche, raccolte e compendiate nella Leggenda aurea di Jacopo da Varazze, raccontano che i due gemelli erano origi­nar! della Cilicia dove esercitavano l'arte medica, insieme ad altri tre fratelli Leonzio, Eupreprio e Antimo.

Dopo aver operato diversi miracoli ed essere stati definiti anagiri, perché offrivano le loro prestazioni professionali gratuitamente e per amore di Dio, subirono il martirio sotto Diocleziano.

Le storie che riguardano Cosma e Damiano, i cui nomi in greco significano rispettivamente Ordinato a regola d'arte e Domato dalla ragione, ripetono i motivi mitici e religiosi della e. d. medi­cina del Tempio di Asclepio che, oltre che ad Epidauro, aveva un centro importante proprio ad Agea di Cilicia, paese natale dei Santi Martiri, ed i cui rappresentanti più conosciuti erano i Dioscuri.

Anche questi guarivano i loro devoti in sogno e senza ricompensa, come del resto prescriveva Asclepio, attribuendo le loro capacità taumaturgi-che all'intervento divino; nei loro templi si prati­cava l'incubatio ed era consuetudine deporre nella stipe votiva le raffigurazioni delle parti anatomi-che malate o l'offerta rituale di un gallo nero, del quale, nelle cerimonie paraliturgiche di guarigio­ne magico-religiosa, resta a volte solo la presenza di una penna delle remiganti con cui si compiono le unzioni terapeutiche.

Si deve supporre, quindi, che nella maggior parte dei casi, i Santi Medici abbiano sostituito, solo a livello formale prece­denti culti di struttura arcaica e di matrice indoeu­ropea, acquisendo, nell'ambito delle guarigioni miracolose, specifiche connotazioni e precisi patronati di luogo in luogo.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

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