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Pietro Rosati, latinista, scienziato, sacerdote, nasce l’8 aprile 1834 a Ponzano, dove muore il 31 agosto 1915.

di Carlo Maria d’Este*

Nasce da da Giuseppe e Angeladea D’Alessandro, in una famiglia di intellettuali in cui suo fratello Giovanni era poeta e suo nipote Vincenzo un educatore ed artista, fino alla scrittrice contemporanea Angela Rosati.

“…uomo morale la cui figura, rara ai tempi che corrono, era necessario fosse meglio nota ai presenti e non ignorata dai posteri”. (Berardo Mezucelli, 1915)

Il piĂą grande latinista abruzzese e tra i piĂą grandi in Italia, ma anche appassionato cultore di ornitologia, mineralogia e botanica.

Compì i primi studi nel paese sotto la guida del parroco don Gaetano Sulpizi per entrare nel 1847 al Real Collegio San Matteo di Teramo, il migliore istituto scolastico della città.

Nel 1849 fu affidato ai padri Barnabiti della Provincia napoletana.

Per rispondere ad una improvvisa vocazione, fece il noviziato a Resina (NA) e venne ordinato sacerdote il 18 settembre 1858 a Roma nella chiesa di San Carlo ai Catinari.

Dal 1861 al 1865 insegnò nel Collegio “Santa Maria a Caravaggio” di Napoli.

Ottenuta l’abilitazione all’insegnamento di Latino e Greco, fu docente nel Ginnasio e Liceo del Collegio “Maria Luigia” di Parma; del “Caravaggio” di Napoli; del “Carlo Alberto” di Moncalieri; del “Alle Querce” di Firenze e “San Luigi” di Bologna dove insegnò anche Retorica fino al 1911.

Nella città emiliana coprì anche la carica di Rettore dal 1881 al 1885.

A partire dal 1892, all’interno dell’ordine dei Barnabiti gli vennero conferiti numerosi incarichi anche di grande responsabilità come quello di Vicario e Prefetto dei casi coscienza nonché di Provinciale.

Valente latinista, vastissima fu la sua produzione poetica.

Numerosi i componimenti con i quali partecipò più volte al “Certamen poeticum Hoeufftianum” di Amsterdam, il più prestigioso premio letterario di poesia in lingua latina, vincendolo per ben 18 volte con l’onore della pubblicazione dei suoi lavori.

Sempre in latino compose dei carmi satirici di chiaro stampo umoristico come “Tannareis” con cui prendeva in giro Tanner secondo il quale l’uomo sarebbe in grado di campare di sola acqua; “In mulieres litteratas” con cui ironizzava sulle donne letterate e sull’imperante femminismo.

Giovanni Pascoli, che era intenditore sottile e giudice severo della poesia latina, ebbe il Rosati, cui era legato da affettuosa amicizia, in altissimo concetto.

Entusiasta per ogni progresso della scienza e per la conquista umana della terra e del cielo: cantò il prosciugamento del lago Fucino in “Fucinus lacus”; il taglio dell’istmo di Suez; il genio di Guglielmo Marconi.

L’osservazione della natura lo condusse verso le scienze, diventando un validissimo ricercatore, amante della natura, appassionato di ornitologia, mineralogia e botanica.

Allevatore di canarini e di altri uccelli, compose il carme didascalico “Ornithogonia”, un vero trattato sui canarini, premiato nel 1877 al Certamen di Amsterdam; nel 1909 scrisse “Manuale dei funghi velenosi” che ebbe una vasta diffusione.

Negli anni che soggiornò a Bologna, dotò il collegio San Luigi, di cui era rettore, di un museo zoologico che intitolato alla sua memoria, costituisce ancor oggi un vanto per quella istituzione.

Per la realizzazione del museo, si impegnò personalmente alla imbalsamazione di centinaia di specie di uccelli, anatre, volpi, aquile, faine e molti altri animali.

Il progetto crebbe velocemente fino a diventare uno dei più ricchi musei zoologici e mineralogici d’Italia.

La versatilità di Pietro Rosati non si fermò alla poesia e alle scienze; coltivò altresì la passione per la musica ed il canto.

Suonava bene l’oboe, il pianoforte e il clarinetto; spesso nei collegi dove insegnò si esibiva in occasioni di feste e cerimonie.

Altra passione dell’eclettico Barnabita fu la cucina che lo vedeva spesso alle prese con i fornelli per la preparazione di piatti elaborati e per la sperimentazione di metodi di conservazione degli alimenti.

Fu anche un abile disegnatore quando volle riprodurre quadri e immagini sacre che incorniciate, ornavano le pareti delle stanze del casino di campagna a Tortoreto.

Morì dove era nato, a Ponzano, durante una visita ai familiari il 31 agosto 1915.

I funerali si svolsero, in forma solenne, nella chiesa di San Lorenzo a Civitella del Tronto, officiati dal vescovo mons. Alessandro Beniamino Zanecchia Ginnetti, nell’occasione il canonico Giacinto Pannella dettò due epigrafi molto sentite.

Riposa nella tomba di famiglia che fece costruire il nipote Vincenzo nel Cimitero Sant’Eurosia; la lapide, sulla quale furono scolpite delle colombe in volo, opera dello scultore atriano Tommaso Illuminati, reca l’epigrafe per lui dettata da Luigi Illuminati: CON FAVELLA PAESANA MELODIOSA CANTÒ L’ANIMA DEL SUO POPOLO DILETTISSIMO

Un busto in bronzo di Pietro Rosati è stato donato dai familiari al Collegio San Luigi di Bologna per una degna sistemazione all’interno dell’Istituto.

Sono a lui intitolate la piazza antistante l’edificio scolastico di Civitella del Tronto ed una via centrale di Teramo.

*Centro Regionale Beni Culturali

tutti pazzi per la Civita

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